Salvi: «Lo scopo di Rutelli è distruggere la sinistra»

L’esponente ds: «Ci accusa per accreditarsi come leader del Partito democratico. Possiamo stare con chi ci prende a calci nel basso ventre?»

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

Cesare Salvi, vicepresidente del Senato ed esponente dei Ds, chiede di «non fare confusione sulla questione morale sulle scalate bancarie. Distinguiamo. C’è l’ordinario malaffare: Bpi è stata la metastasi, ma la malattia è di tutto il sistema bancario e le vittime sono i risparmiatori. Poi ci sono le scalate Antonveneta e Bnl».
C’è collateralismo Ds-Unipol?
«Il collateralismo non esiste da 15 anni. Prima la Legacoop era lottizzata tra i partiti: Pci, Psi, Pri... Tutto alla luce del sole. E forse era anche meglio. Poi è arrivata la seconda repubblica e ha azzerato tutto».
Però i Ds sono scesi in campo in difesa di Unipol.
«È stato giusto contrastare la tesi di Abete e dei suoi amici della Margherita per cui Unipol non poteva comprare Bnl per principio. Altra cosa sono le banche parallele e i conti privati di Consorte».
Di quelli che idea si è fatto?
«Al di là del giudizio penale, c’è quello etico molto negativo».
Consorte dovrebbe dimettersi?
«È questione che riguarda Unipol».
Lui dice che comprava titoli Antonveneta per difendere i diritti di Unipol in assemblea.
«Giustificazione che non mi persuade. L’atteggiamento di Consorte mi ricorda quello di certi manager delle grandi corporation».
Perché, Consorte non è manager di una grande impresa?
«Alle cooperative si chiede un rigore etico superiore. E non è moralismo: è la Costituzione che tutela la cooperazione senza fini di speculazione privata».
Non è che così si finisce per considerare le cooperative «figlie di un dio minore»?
«No. Però le cooperative e la sinistra devono aprire una discussione: qual è oggi la funzione sociale delle cooperative? Se diventano imprese come tutte le altre, perdono la loro specificità».
Il rapporto Ds-Unipol è al di sopra di ogni sospetto?
«Si ammicca, si allude a chissà quali sconcezze, peraltro mai emerse, si fanno riferimenti maliziosi a rapporti con forze sociali ed economiche. Ma quali loschi rapporti: la sinistra nasce con i sindacati e le cooperative. È un rapporto antico. E non c’è motivo di vergognarsene».
Ma Rutelli lo vuole mettere in discussione.
«Appunto. Vuole recidere le radici storiche della sinistra».
Lo ha detto a Fassino: l’autonomia dai soggetti economici è il fondamento del Partito democratico.
«Le accuse della Margherita sono un’operazione strumentale: usano l’arma del partito democratico per sradicare la sinistra».
Rutelli è il regista?
«Rutelli fa la sua politica. Vuole eliminare la sinistra per accreditarsi come leader del partito democratico».
E i Ds, che fanno? Come giudica l’atteggiamento di Fassino?
«Titubante, cedevole».
È andato anche lei al convegno sul partito democratico?
«Ma per carità. Io sono contro il Partito democratico».
Fassino però c’è andato.
«Pare che non fosse per nulla contento di quello che sentiva».
Però c’è andato.
«Perché non è politically correct dire no al Partito democratico».
Fuori dal politicamente corretto, il Partito democratico si farà?
«Per me è come il Ponte di Messina: se ne parla da 15 anni, ma non si farà mai».
Al convegno c’erano anche Mieli e Mauro, direttori di Corriere della sera e Repubblica.
«Il Corriere è molto impegnato nella campagna per far svanire la sinistra e l’editore di Repubblica ha prenotato la tessera numero uno del Partito democratico».
Saranno questi i padri nobili del Partito democratico?
«I partiti non devono farsi dare la linea dai giornali e andare a rapporto dai loro direttori».
Che cosa deve fare Fassino?
«Reagire. Chiarire le zone d’ombra e reagire a quest’offensiva squadernata alla luce del sole. Come si può fare un partito con chi ti prende a calci nel basso ventre?».
Nelle zone d’ombra ci sono anche le telefonate di Consorte a Fassino?
«Le intercettazioni sono materia delicatissima. Io passo per moralista, ma non vedo nulla di male se Fassino parla con Consorte o con il presidente dell’Anas. Poi dipende da quello che si dicono».
Non si sa: le conversazioni di un parlamentare hanno la garanzia della riservatezza.
«Ma la garanzia si ritorce contro l’interessato, perché prima grazie all’insider trading giudiziario i giornali scrivono che Consorte ha telefonato a Fassino. Poi garantiscono che le trascrizioni sono chiuse in cassaforte, quindi la Costituzione è rispettata. Intanto si è insinuato il sospetto...».
Fino a un certo punto, diciamo a luglio, i Ds sono stati molto prudenti su Fazio.
«A luglio tante cose non si sapevano».
I Ds chiedono a Bankitalia una risposta rapida all’Opa di Unipol. Non è collateralismo?
«Che strano Paese. Noi dobbiamo essere competitivi, poi arrivano gli stranieri e comprano le banche italiane senza una lira. Se gli olandesi avessero messo quattro lire in più, l’Opa su Antonveneta sarebbe riuscita».
Vale anche per Bnl?
«Certo. Se finirà come sembra, anche quella se la prenderà il Banco di Bilbao senza una lira, per la felicità di Abete e dei democristiani di ogni specie».
C’è un revival democristiano?
«Abete è democristiano».
Rutelli no.
«Non mi viene un altro aggettivo. Come si dice ora... Margherita».
Ds e Margherita faranno la lista insieme alle elezioni...
«... alla Camera. Io mi candiderò al Senato».
giuseppe.salvaggiulo@ilgiornale.it