Salviamo almeno la posta del cuore

È proprio cambiato il mondo se un giornalista che raccoglie in volume il meglio della sua «posta del cuore» deve premettere: «Ho ristretto il campo alle lettere che raccontano la relazione fra un uomo e una donna (...) ho ridotto al minimo le storie strampalate o eccezionali». Il giornalista è Massimo Gramellini, vicedirettore de La Stampa, e il suo libro s’intitola Cuori allo specchio (Longanesi, 351 pagine, 15 euro).
Gramellini non ha torto a dire che facendo «una specie di Manifesto delle Persone Normali» si restringe il campo. Non che le coppie «normali» siano una minoranza: ad esempio, continuiamo a credere che nonostante il progresso la maggioranza dei maschi si ostini a cercare le femmine, e viceversa. Il campo si restringe non nella realtà, ma nella rappresentazione di essa che diamo noi giornalisti: ossessionati come siamo di apparire omofobi, oscurantisti, reazionari e clericofascisti, dividiamo lo spazio col bilancino fra storie etero e storie omo, tra storie «tradizionali» e liaisons dangereuses.
Basta dare un’occhiata alle varie poste del cuore. Quella di A (settimanale della Rcs) è sdoppiata: dopo la pagina etero («Le verità sull’amore») ce n’è una di «Gaie lettere». Una donna scrive: «Mio marito ha avuto una storia con un suo amico. La scorsa settimana ho incontrato per caso il suo ex e siamo finiti a letto». «Personalmente», risponde Franco Grillini, «sono sempre stato a favore del rimescolamento delle carte». Chantal è fidanzata da sei anni, sta per sposarsi ma si è innamorata di un altro, chiede consiglio e Barbara Alberti risponde: «Stai attenta. Niente è pericoloso come la prudenza». Su Io Donna la letterona a Silvia Vegetti Finzi è su un’interminabile storia di corna. Su Vanity Fair una donna scrive incazzata perché il suo amante è in vacanza con la moglie (ma come si permette questa moglie?) e meno male che Irene Bernardini le risponde peggio per te, così impari. A Natalia Aspesi, sul Venerdì di Repubblica, scrivono: una ragazzina che molesta un uomo adulto e sposato; un gay che si lamenta perché deve nascondere la sua storia; una trentaseienne che cerca un uomo e dice: vanno bene tutti «purché provi per loro attrazione sessuale».
Evviva i Cuori allo specchio. Non solo perché Gramellini scrive da padreterno. Ma anche perché ha il coraggio di parlare dell’amore senza cedere alle mode, di ricordare che se «incontrarsi resta una magia, è non perdersi la vera favola», e per non perdersi occorrono fatica, rinuncia, sacrificio. Gramellini è tutt’altro che un bigotto. Ma oggi il vero bigotto è chi dà del bigotto a chi non si allinea al nuovo conformismo, anzi al nuovo perbenismo.