"Salviamo i figli di Barbara. Via dai clan di Marsciano"

Secondo Maria Rita Parsi, i due piccoli non possono essere affidati
ai nonni: &quot;Non hanno saputo aiutare la donna vittima di violenze&quot;<br />

«Bisogna allontanarli. Quei bambini, nonostante lo choc culturale, vanno sollevati da quell’ambiente e affidati non a parenti ma a una famiglia che li accolga con amore e delicatezza, vanno poi seguiti terapeuticamente per molto tempo, solo così si eviterà il peggio». La psicoterapeuta infantile Maria Rita Parsi, lancia un accorato appello, oltre al suo consiglio da esperta. Che spera sia raccolto dalle persone che vogliono il bene dei due piccini.
Ma non potrebbero accudirli i nonni materni?
«Non le ritengo le persone più giuste. I nonni non sono in grado di sostenerli psicologicamente, sono un esempio da non seguire».
Si riferisce al fatto che sono separati?
«Non solo. Con la loro educazione e la loro separazione hanno indotto la figlia a fare scelte sbagliate e a sopportare una situazione familiare aberrante. Insomma, Barbara si è sposata un uomo autoritario che le dava ceffoni anche prima delle nozze, perché era una ragazza con una forma patologica alle spalle: a far la vittima ci teneva. Pur di non rinnovare il dolore che ha provato quando i suoi genitori si sono separati, ha sopportato una situazione familiare aberrante e ha contribuito a costruire una famiglia altamente patologica dove i due piccini sono stati concepiti e cresciuti. La nascitura doveva chiamarsi Viola, il colore della sofferenza e del lutto».
Ma i nonni vogliono bene ai nipoti.
«Non basta. Anche loro facevano parte di un clan familiare, un gruppo chiuso, impermeabile fino a quando non c’è il sacrificio di qualcuno. La condizione di quella poveretta era nota, veniva maltrattata e tradita dal marito ma nessuno ha mosso un dito per tirarla fuori dal suo incubo, neppure i suoi genitori. Quello che è avvenuto non è un incidente è un’ennesima aggressione infame».
Non crede che sia uno choc per i bambini essere portati via?
«Se restano tra le loro cose e in quel paese i bambini hanno il vantaggio di non essere sradicati, ma l’informazione dell’orrore che li ha colpiti prima o poi arriverà alle loro orecchie. Qualcuno gli dirà com’è morta la mamma o che il padre è un assassino».
E quindi?
«Non devono saperlo, è troppo presto. Ai bambini bisogna spiegare che la mamma è morta per una disgrazia. Soltanto quando saranno preadolescenti potranno sapere la verità. E ci vorrà molto tempo per elaborare quel pesantissimo lutto».
Cosa rischiano questi bambini se si fanno scelte sbagliate?
«Che siano tentati di imitare il padre per trovare delle giustificazioni al suo comportamento. Potrebbero diventare dei maschi violenti, con la cultura del sospetto nei confronti delle donne. Questi bambini hanno sentito disprezzare la madre in tutti i modi e poi anche la loro sorellina mai nata venir chiamata “bastarda”. Difficile accettare un padre così».