Salviamo però l’«anima» dell’Isola

Giusto il progetto di restyling ma non dobbiamo perdere il carattere popolare

(...) ossia «Tecnomasio Italiano Brown Boveri»: un’industria gloriosa, leader a suo tempo nei motori per trazione elettrica, sia sulle reti tramviarie che su quelle ferroviarie. Ciò che resta della TIBB - già gravemente danneggiata durante la guerra ma attiva, in parte, fino agli anni ’60 - è la Stecca degli artigiani. Il resto è stato trasformato nella sezione sud del parco di quartiere, che la Stecca separa dal lato nord (ricavato a sua volta da un vecchio convento).
La Stecca è stata per molto tempo sede di laboratori artigiani e di associazioni di quartiere, ma a poco a poco il controllo è stato assunto da un gruppo di senegalesi che ne hanno fatto il centro dello spaccio di droga. Con il degrado della Stecca, anche il parco, fortemente voluto dal quartiere, ha risentito dello stesso destino. Fare qualcosa era inevitabile. Ma toccare la Stecca non era facile, per mille ragioni, talune vere, altre pretestuose.
La Stecca è quello che resta della maggiore fonte di lavoro e di benessere di un quartiere molto orgoglioso della propria diversità rispetto a tutti gli altri - ragion per cui il termine «Isola», di diversa origine, è venuto a significare, oggi, esattamente questo aspetto.
La storia dell’Isola comincia ai tempi di Garibaldi, con le prime case edificate in via Borsieri (continuazione di corso Como oltre la ferrovia) e ha il suo culmine nella sua storia novecentesca disseminata di innumerevoli micro-imprese, che vanno dal settore elettrico, in parte satellite della TIBB, alla lavorazione delle materie plastiche, alla fabbrica del sapone e molte altre. All’Isola viveva persino un apicoltore. Pensate cos’era Milano!
Gli abitanti dell’Isola si sono sempre distinti per il carattere battagliero e schietto. Se Milano è prevalentemente una città d’interni, l’Isola è tutta rivolta all’esterno, la gente sta fuori, s’incontra, chiacchiera. Associazioni, gruppi, cooperative all’Isola non si contano. Ma al centro di questa storia c’è la figura di un grande sacerdote, don Eugenio Bussa, morto trent’anni fa e ancora ricordato da tutti, «atei» e «comunisti» inclusi. Don Bussa ha salvato moltissime persone: partigiani, bambini ebrei e - si dice - anche qualche fascista, benché i fascisti lo avessero incarcerato. Un albero col nome di don Bussa è presente, a Gerusalemme, nel Giardino dei Giusti. Molti personaggi famosi sono originari di qui. Dall’Isola vengono il cav. Borghi, che fondò la Ignis, Fedele Confalonieri, e Silvio Berlusconi, che abitava in via Volturno.
L’Isola di oggi conserva molte tracce di questa originalità, e il progetto-Stecca ha lo scopo di salvaguardare l’integrità del quartiere introducendo alcune novità architettoniche. Molto sta cambiando, però. L’anima popolare rischia di smarrirsi col cambio delle generazioni. L’Isola è entrata nella sua fase ellenistica, e ogni sera viene invasa da migliaia di persone attirate dai suoi locali e dal suo clima «caratteristico». I vecchi esercizi commerciali chiudono e al loro posto sorgono nuovi ristoranti o ritrovi. La situazione ricorda Belleville a Parigi, vecchio quartiere prima operaio e poi multietnico, oggi paradiso dei «bo-bo» (bohémiens-bourgeois). In fondo, il «bo-bo» rappresenta anche qui la tipologia dominante: giovane, «alternativo», un po’ intellettuale.
L’Isola è ambitissima anche sul mercato immobiliare, con prezzi che in alcuni punti sono addirittura sestuplicati dall’inizio del secolo a oggi. Perfino le associazioni locali contano molti membri che, pur abitando altrove - spesso anche molto lontano -, aspirano alla qualifica di Isolano Onorario.