Salviamoci dal Vendola che vuol salvare Milano

Il governatore pugliese: «Resusciterò il cadavere» dell’evento Pensa di
aver vinto le Comunali, già una volta è stato bacchettato

«Se Parigi tenesse lu mere sarebbe una piccola Beri»: così, con questo famoso e simpatico motto, i pugliesi, che sono gente intelligente e quindi capace di autoironia, amano descrivere un certo eccesso di autoconsiderazione che essi stessi si attribuiscono. Un ottimo ristorante pugliese di Milano, in via Chiesa Rossa, purtroppo scomparso, si chiamava, appunto, «La piccola Parigi». Onore a tanta arguzia.

Evidentemente Nichi Vendola non coglie l’ironia, la sua intelligenza deve essere di una pasta diversa da quella dei concittadini, perché da quando il migliore dei suoi, Giuliano Pisapia, è stato eletto sindaco di Milano, il governatore con l'orecchino - il quale finge di non sapere che il vero grande elettore di Pisapia è Carlo De Benedetti, con in suoi mezzi e con i suoi giornali e di cui Pisapia è avvocato - è convinto di essere una specie di Grande Protettore della nostra città, un duca che ha mandato qui un vassallo a governarla per conto suo. Perché a lui, in realtà, i milanesi e i lombardi non piacciono. Non è un caso se in campagna elettorale ebbe a definire la Lombardia «la regione più mafiosa d’Italia» e se la sera della vittoria elettorale di Pisapia, esultando in piazza Duomo gridò: «Abbiamo espugnato Milano!». Espugnato, proprio come direbbe un conquistatore.

Ma avendo conquistato Milano è ovvio che Vendola consideri anche l’Expo roba sua. Martedì il «proconsole» Pisapia ha firmato l’accordo che voleva la Moratti, prendendosi i rimbrotti della sinistra estrema, dei Verdi, di Edoardo Croci e di Stefano Boeri. Ha fatto bene, perché siamo già quasi fuori tempo massimo, per effetto delle baruffe degli ultimi tre anni nel centrodestra milanese, che probabilmente sono costate a Letizia la conferma a Palazzo Marino.

Ma questo atto di inevitabile responsabilità di Pisapia non dà certo a Vendola i diritto di dire: «Se riusciremo a resuscitare quello che a un certo punto è sembrato un cadavere…». Riusciremo chi? Lui, il presidente della Regione Puglia? E che centra lui con Milano e l'Expo? Se la responsabilità dei ritardi è della «peggiore classe dirigente» Nichi non manca, naturalmente di tirare in ballo «le intense attività di gruppi mafiosi». Come si raddrizza questa faccenda? Semplice, col contributo della Puglia, cioè il suo, «con i propri talenti e i propri sistemi legati al rapporto fra produzione e innovazione».

Naturalmente ben venga il contributo della Puglia, come quello della Baviera o della Catalogna o della Carinzia, alla migliore realizzazione dell’Expo. Ma i termini e il tono con cui Vendola offre il suo, danno più l'impressione di un annuncio di tutela politica: «Noi auspichiamo che, a partire dalla giunta Pisapia si possa restituire un’anima a un fatto che non può rappresentare un’occasione per la Milano immobiliare ma è un'occasione per il pianeta, per i commerci, l’economia e la cultura del mondo intero».

E chi provvederà a questo? Vendola, naturalmente, proprio «a partire dalla giunta Pisapia». Insomma: visto che il sindaco è uno nostro, metteremo le mani sull’Expo. Già un volta Pisapia fu costretto a invitare il suo esagitato leader ad una maggiore cautela, a misurare i termini quando gli capita di parlare di Milano. Una realtà, come lo stesso sindaco ammise quasi per giustificarlo, che il governatore pugliese conosce poco. Sarebbe opportuno che Pisapia tornasse ad invitare Vendola a parlare di Milano in termini diversi. Meglio ancora: a non occuparsene affatto.