Salvo lo speleologo in trappola

da Cuneo

Ne è uscito vivo, da quella grotta sul monte Marguareis. Quasi un miracolo: salvo, dopo tre giorni e tre notti intrappolato in un cunicolo nel Cuneese, con una distorsione a una caviglia e una lussazione a una spalla. Ma Igor Jelevic, speleologo croato quarantatreenne di Karlovac, è di fibra forte e sangue freddo. Così, quando ieri, dopo mezzogiorno, l’hanno tirato fuori, ha pure scherzato con i medici, chiedendo loro di non tagliargli la preziosa giacca che indossava. Era rimasto intrappolato nella grotta Piaggia Bella mercoledì scorso, durante un’esplorazione a duemila metri di quota, in quella zona tra Cuneese, Francia e Liguria, considerata uno dei paradisi delle discese. Per farlo tornare vivo in superficie si è messo in moto un esercito di oltre 200 uomini tra soccorso speleologico e alpino. Impiegati anche elicotteri e attrezzature di ultima generazione, tra cui una barella speciale che funge come un vero e proprio ospedale da campo. A fare il «tifo» per lui, più di un centinaio di colleghi speleologi, che si erano precipitati sul posto per offrire il loro aiuto. Due medici lo hanno assistito nelle lunghe ore di prigionia. I rischi fisici non erano solo quelli legati alle ferite e alla mancanza di ossigeno, ma anche l’ipotermia. Ma, accanto a una stufetta calata nel tunnel e a vari tipi di soccorso, è stato fondamentale lo spirito di sopravvivenza.