Salza: «Dopo l’Egitto guardiamo alla Tunisia»

nostro inviato a Tirana

«Mi muovo poco, non sono un presidente viaggiatore, ma questa volta l’ho fatto con piacere». Enrico Salza, presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, «giustifica» così la sua presenza a Tirana a margine dell’inaugurazione del terminal petrolchimico nella baia di Valona. Parlando della Petrolifera Italo-Rumena della famiglia Ottolenghi di Bologna, Salza ha precisato subito che «non sono qui per finanziamenti all’iniziativa: la Pir, alla quale va il nostro plauso per l’importanza di questo progetto, non ha bisogno d’aiuto. In ogni caso, nel nostro Dna è sempre presente l’intenzione di stare a fianco delle imprese italiane e seguire passo passo il loro sviluppo. Qui in Albania ci sono molte piccole imprese italiane, ma l’iniziativa della famiglia Ottolenghi ha alzato il tono degli investimenti».
Presidente, ma la sua visita a Tirana sembra quasi una missione top secret.
«Non è così, sono già venuto l’anno scorso per la Banca Italo Albanese, ci sono tornato oggi perché abbiamo dei tempi da rispettare e poi sono venuto a conoscere un’altra banca che abbiamo acquisito, l’American Bank of Albania».
Con quest’ultima acquisizione avrete la leadership in Albania.
«Vero. In sintesi: nel 2006 Sanpaolo acquistò l’80% della Banca Italo Albanese e contestualmente l’80% di American Bank of Albania. Ora il nostro obiettivo è quello di arrivare a una fusione entro la fine di quest’anno. Solo allora avremo la completa leadership, ora detenuta da Raiffeisen Bank. Il nostro problema è investire bene le nostre risorse. Abbiamo fatto un buon affare in Egitto con la Banca d’Alessandria. Dopo questa esperienza ci stiamo interessando alla grande area del Maghreb, dalla Tunisia in testa».
E i gruppi concorrenti stanno a guardare?
«No, ma certamente arriveranno dopo di noi. E poi mi faccia un regalo».
Quale?
«Non mi faccia parlare dei concorrenti... Piuttosto se vogliamo espanderci in tutti i territori che ho elencato, Albania compresa, dobbiamo cominciare a preoccuparci seriamente delle infrastrutture, senza le quali è impossibile sviluppare altre attività. Vede, anche in Italia abbiamo dei problemi. Siamo nella condizione in cui non si decide mai, e questo significa penalizzare l’intero Paese e quindi anche le nostre iniziative all’estero».
Come avete reagito al ciclone devastante dei mutui subprime?
«Il nostro gruppo non ha problemi, siamo molto tranquilli. La nostra politica è sempre attenta alla capacità del cliente di restituire prestiti e mutui. Altre banche qualche problema sull’estero ce l’hanno. Poi, se qualcuno avrà dei guai. noi possiamo addirittura guadagnarci».