Sama, Bonsignore, Milva e la lista di Vaduz

Sono 157 le posizioni sotto esame per i conti in Liechtenstein. I primi nomi sono quelli della cantante, del candidato del Pdl ex Udc, di Grillo (parlamentare di Forza Italia) e dell'ex delfino di Raul Gardini

Procura di Roma, Procura nazionale antimafia, Guardia di Finanza, Agenzia delle entrate. L’elenco degli enti e uffici che si occupano dei «tesoretti» italiani in Liechtenstein è già corposo, e di sicuro s’allungherà ulteriormente. Si può facilmente prevedere che ne parleremo per mesi, per anni, magari per quinquenni. Nutrita è la schiera degli indaganti, smilza per ora la schiera degli indagati. Le indiscrezioni danno qualche cifra sul numero degli italiani che sono titolari di conti nel Principato. Quattrocento sarebbero i nomi registrati nelle carte di cui sono in possesso le nostre autorità, 157 le posizioni sotto esame.

Un bel po’ di gente, non c’è che dire. Ma quanto alle coordinate dei depositanti - si tratti di società o si tratti di persone fisiche - le informazioni si rivelano avare, e avvolte da molti distinguo e da molte legittime cautele. Già è noto da alcuni giorni che Rocco Buttiglione ha un piccolo, irrilevante conto; così come da alcuni giorni è emerso il nome di Luigi Grillo, parlamentare di Forza Italia e sostenitore dell’ex governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio (ma Grillo sostiene d’aver soltanto acquistato da un imprenditore del Liechtenstein un podere in Liguria).

Adesso spuntano altri nomi, come quello della cantante Milva, o quelli di titolari di più consistenti posizioni dal punto di vista monetario. A Vito Bonsignore, eletto europarlamentare nelle liste dell’Udc ma adesso affiliato al Popolo della Libertà, sarebbero intestati cinque milioni e mezzo di euro, e a Carlo Sama, ex amministratore di Montedison e ex-delfino di Raul Gardini, sarebbero intestati cinque milioni. Cifre rispettabili, ma robetta in confronto ai quattrocento milioni di un gruppo farmaceutico che fa capo alla famiglia Mian e ai 200 milioni d’un gruppo specializzato nella commercializzazione di medicinali. Sottolineiamo che nulla è ancora certo dal punto di vista delle eventuali violazioni di legge e degli eventuali reati, per non parlare degli eventuali rei.

Dobbiamo rassegnarci, temo, al cronicizzarsi di questa inchiesta, e al vederla un giorno finire, qualora il codice penale fosse chiamato in causa, nelle sabbie della prescrizione. Roba da tempi lunghi. Nei tempi brevi, anzi brevissimi, l’inchiesta rischia d’aleggiare incombente e intossicante sulla campagna elettorale. Per gli amanti del genere - e con l’approssimarsi delle urne lo sono un po’ tutti - i nomi di personaggi che sono nella politica o nella finanza, che magari sono sospettati di contatti con i «furbetti del quartierino» e di partecipazione alle scalate bancarie, rappresentano una vera manna. E quanto più le implicazioni e le connessioni sono vaghe tanto più ci sguazzano, attendendosi il responso popolare, i furbetti del partitino (o del partitone). Ci sono stati politici che hanno chiesto a Visco di rendere noti gli elenchi completi perché sia fatta chiarezza e non sia inutilmente turbata la campagna elettorale. Ecco finalmente dei politici che avanzano una richiesta giusta, e per di più non costosa. Li accontenti, viceministro in estinzione Visco. Accontenterà anche tanti, tantissimi cittadini.