SAMP, IL 4-4-2 DELLE SCUSE

Si può decidere, legittimamente, di non comprare nessuno. Si può fare, legittimamente, un’alleanza con un personaggio come Della Valle, rischiando di bruciare la propria ottima immagine. Si possono fare, legittimamente, errori come quello di imbarcarsi in una battaglia dialettica a cui non si dà seguito. Si può, legittimamente, rimanere fuori da due dei tre obiettivi stagionali già a febbraio e veder allontanarsi anche il terzo. Si può anche, legittimamente, giocare male, persino contro l’ultima in classifica.
Quello che ci pare meno legittimo è negare l’evidenza. Di Walter Alfredo Novellino ho una stima sconfinata per quello che ha fatto a Genova negli anni scorsi, perchè è un interlocutore intellettualmente onesto e un’ottima persona, ma dichiarazioni come quelle dopo la partita contro il Treviso non fanno onore alla sua storia: «Credo che sia stata una buona gara per gioco espresso e carattere». E se fosse stata una cattiva gara, a cosa avremmo dovuto assistere? Ma siamo seri. Così come ci piace dire e scrivere che abbiamo visto uno straordinario Doria contro Inter e Fiorentina, ci piacerebbe sentire un po’ di equilibrio anche quando le cose non vanno bene. Una partita storta ci può stare, dieci partite storte pure, essere presi in giro no.
La Sampdoria, si sa, vive per il 4-4-2. Il problema è che, ormai, il 4-4-2 è diventato lo schema perfetto per le scuse: una volta la squadra avversaria corre troppo; un’altra volta è colpa dell’arbitro; un’altra ancora sono le zolle del campo che non permettono agli straordinari talenti blucerchiati di esprimersi al meglio; poi, tocca agli infortuni; quindi al destino cinico e baro... Intendiamoci, gli arbitraggi delle ultime settimane sono sotto gli occhi di tutti; l’infermeria sampdoriana pure; le zolle di Marassi anche, così come abbiamo denunciato su queste pagine fin da tempi non sospetti.
Il problema è che, ormai, lo schema è questo: le scuse scendono imperiose sulle fasce e una volta Walter, un’altra Garrone, la terza Marotta, finalizzano al meglio l’azione dialettica tesa ad assolvere la squadra. Il problema è che qualcuno gli dà pure retta.
E, a volte, è peggio che vedere giocare i blucerchiati di quest’anno. Detto tutto.