La Samp a Brema sogna la storia e il tesoretto della Champions

Doriani nel massimo torneo continentale diciotto anni dopo l’ultima
volta. Passare il turno vorrebbe dire ottenere i soldi per non cedere
Pazzini & C

Brema - Si riparte. Dimenticati i mondiali, anche perché era me­glio dimenticarli; dimenticati i primi due turni di Coppa Italia in cui noi malati di calcio ci sia­mo eccitati per Alessandria- San­tegidiese, dimenticato persino il preliminare della Juventus che sapeva tanto di Intertoto, anche se è cambiato il nome, da oggi si fa sul serio. Nel senso più com­pleto che la parola sa avere: l'an­data dei play-off di Champions League per entrare nei gironi del­la nobiltà del calcio europeo, fra Werder Brema e Sampdoria (di­retta su Raiuno, Sky e Mediaset Premium alle 20,45), per la pri­ma volta nella storia della com­petizione sarà accompagnata dalla musichetta e dal pallone a stellette che fanno tanto atmo­sfera europea. E, soprattutto, fanno tanto calcio vero.

Per i blucerchiati è un doppio appuntamento con la storia: da un lato, perché la partita di Bre­ma segna l'esordio in Cham­pions della Sampdoria, da quan­do lacoppa si chiama così, dopo lo straordinario campionato dell'anno scorso concluso al quarto posto, e comunque è la partita più importante per la squadra dai tempi della Samp­doro di Vialli e Mancini, dello scudetto e della finale di Wem­bley. Dall'altro perché, comun­que, il play-off con il Werder Bre­ma risc­hia di essere la porta gire­vole della stagione: in caso di vit­toria, grazie anche al tesoretto che incassa chi si qualifica per la fase a gironi, è matematicamen­te­certa la conferma di tutti i cam­pioni blucerchiati che hanno mercato (Pazzini, Palombo e Po­­li su tutti), e anzi la squadra verrà rinforzata per essere competiti­va anche in Champions. In caso di qualificazione dei tedeschi, in­vece, più che uno smantella­mento della squadra (al limite potrebbe partire uno dei pezzi pregiati), il rischio è quello di pa­gare il contraccolpo psicologico e anche l'impegno di affrontare l'Europa League, competizione forse più “rognosa”della Cham­pions, sia per il livello comun­que altissimo delle partecipanti, sia perché si gioca di giovedì, cir­costanza che ha creato parecchi problemi alle italiane negli anni scorsi, visto che spesso le trasfer­te sono lontane e i tempi di recu­pero estremamente ridotti.
Il cielo sopra Brema è uggioso come lo è stato a lungo l'umore di Ozil, il gioiellino della naziona­le tedesca e del Werder con il contratto in scadenza che vole­va tanto andare da Mou al Real e finalmente, ieri, è stato accon­tentato. Come dire che ora tutti tirano un sospiro di sollievo: per­ché i dolori del giovane Werder non raddoppiano visto che se Ozil avesse giocato stasera sareb­be stato meno vendibile (chi
scende anche un solo minuto in campo in Europa non può farlo poi con un’altra squadra nella stessa competizione) e perché i doriani non se lo ritroveranno contro.

Il cielo sopra Brema è teso co­me le facce dello staff blucerchia­to, dove tutti sanno che ci si gio­ca un pezzo di storia. E quindi, giustamente, per Di Carlo e i suoi, persino per un burlone come Cassano, fin dall' arrivo in aeropor­to ieri mattina, il clima non era cer­t­o quello di una gi­ta premio. Tanto che solo la corte­sia e i sorrisi che sono nel Dna del direttore Sergio Gasparin, riusci­vano a stempera­re la tensione di una squadra cari­cata a pallettoni. Che, spronata dal presidente Garrone, in arri­vo oggi con una raffica di nipoti­ni, punta ad arrivare martedì prossimo al Ferraris con il risul­tato più spendibile a disposizio­ne. Ribadisco: in palio per la Samp c'è qualcosa in più del pas­saggio del turno: c'è la storia. E c'è anche la stagione.

Ma non finisce qui, con il Do­ria. Perché il calcio che rialza la serranda offre ancheiplay-off di Europa League, domani sera. Anche in questo caso c'è in palio il gironcino e le italiane interes­sate sono tre: la Juventus che va a Graz per affrontare lo Sturm; il Napoli che ospita l'Elfsborg e il Palermo che parte in casa con­tro gli sloveni del Maribor. Chia­ramente, chi si gioca di più è la Juve, che firma il primo vero atto della nuova gestione societaria e tecnica e, soprattutto, deve deci­dere se e come chiudere ( o apri­re, se preferite) il mercato. Mica finita: sabato sera a Milano si as­se­gna il primo trofeo della stagio­ne, l'unico sfuggito lo scorso an­no a Mou: la Supercoppa Italia­na. La partita è quella di sempre, Inter-Roma, la posta in palio la più alta di sempre a inizio stagio­ne: per capire cosa farà Benitez in nerazzurro e per capire come sarà il futuro, anche societario, della Roma. E poi, giusto per non farsi mancare niente, dome­nica sera, sempre a Milano, si gioca il trofeo Berlusconi fra Mi­lan e Juventus. Ufficialmente, sa­rebbe l'ultima delle amichevoli. In realtà, insieme a quelle di cui abbiamo parlato finora, è la pri­ma delle partite vere.