La Samp distrutta dal cocktail di presunzione e facile risparmio

(...) mostra il friulano Pozzo, il quale, tenendo costantemente la squadra nelle alte sfere e i conti in ordine, addirittura vive di calcio.
Per vero la famiglia Garrone, affrontata «obtorto collo» dieci anni fa la salvifica avventura che prendendo le mosse dalla serie B in odore di fallimento le costò d'acchito quasi 100 milioni di euro, agì con lodevole giudizio: mettendosi nelle mani di un manager (Marotta) competente e navigato, che in via successiva si avvalse di allenatori affidabili come Novellino, Mazzarri e Del Neri. Tant'è che, a petto di modesti passivi stagionali, briciole infinitesimali per un colosso come la Erg, riuscì ad offrire all'affezionatissima tifoseria blucerchiata l'immediata promozione in A seguita da un 8°, un 5°, un 12°, un 9°, un 6°, un 13° e un 4° posto conditi da quattro brevi passeggiate in Europa, con successivo godimento dal vivo, alla corte di capitan Palombo, di talenti calcistici del calibro di Flachi e Borriello, Quagliarella e Maggio, Campagnaro e Storari, Cassano e Pazzini.
Il guaio è avvenuto quando, nella semplicistica illusione di risparmiare, si è avuta la presunzione di aver capito tutto e poter fare a meno di un Direttore generale con carta bianca, totalmente responsabile nel quadro di un badget stabilito in partenza dalla Proprietà. Risultato: un cocktail di incompetenze e presunzioni in dosi talmente massicce da richiamare rarissimi precedenti in materia. Festosamente partita mercoledì 18 agosto 2010 alla scoperta del Vello d'oro nell'intrigante scenario della Champion's League, nel breve volgere di nove mesi - siamo a domenica 15 maggio 2011, penultima tappa del campionato di serie A - la spedizione blucerchiata si è mestamente arenata nelle sabbie mobili della serie B, totalizzando 28 punti in meno rispetto al campionato scorso. Un'impresa negativa a tal punto repentina da garantirsi per molti decenni la citazione nel Guinness dei primati.
Da un lato spiace affondare il coltello nella piaga, ma dall'altro si deve a futura memoria degli interessati. Poiché l'insperato frutto della Champions League meritava di essere gustato appieno, il primo errore - sostituiti Marotta e Del Neri con Gasparin e Di Carlo - fu quello di imbavagliare il nuovo Direttore generale, non riscattare Storari e non aggiungerci un terzino destro alla Lichtsteiner: che in caso di eliminazione precoce si sarebbe semmai potuto cedere a gennaio. Dire «se passeremo i preliminari ci rafforzeremo» fu un insulto al buon senso. Il secondo errore, determinante, fu quello di svilire l'importanza tecnico-promozionale di Cassano - che con Pazzini costituiva il 50% del potenziale blucerchiato - e toglierselo dai piedi «perché costava troppo», questa la nuda verità. Mentre la vittoria sulla Fiorentina e il pari imposto all'Inter a San Siro avevano fatto capire che la Sampdoria, 7ª in graduatoria a 2 punti dal 4° posto dopo 8 turni di campionato ad onta che Pazzini ramo gol stesse ancora a quota zero, ormai digerita la cocente delusione dell'eliminazione in Coppa avrebbe potuto soltanto migliorare gioco e classifica. Il terzo errore fu quello di mortificare la professionalità di Gasparin (che invano propose alla Dirigenza l'acquisto di Kucka per 1,8 milioni di euro, in netto anticipo sul Genoa!), il quale si trasse dignitosamente in disparte. Il quarto, esiziale, fu quello di non trattenere Pazzini fino a giugno, o semmai darlo alla Juventus che lo gradiva, ricambiata, accettando il pagamento dilazionato e prendendo a parziale conguaglio Amauri, che con i suoi gol (7) avrebbe garantita la salvezza alla Sampdoria anziché al Parma. Il quinto, pietra tombale insieme con «rinforzi» come Macheda e Maccarone (950 mila euro netti all'anno), è stato quello di sostituire Di Carlo con lo stralunato Cavasin anziché - semmai - con Cagni o Nicolini perfetti conoscitori della piazza.
A tragedia consumata, trovo peraltro che nella disgrazia la fortuna blucerchiata sia paradossalmente quella di sapere - per bocca di Edoardo Garrone - che la Famiglia «non molla, farà tesoro di tutti gli errori commessi e rimedierà riportando velocemente la Sampdoria in serie A e allestendo una squadra più forte di quella precedente la Grande Disgrazia». Io gli credo perché la potente Famiglia Garrone, che voleva dire fiducia, non può assolutamente permettersi di perdere la faccia nell'industria e nel commercio, dopo averla incomprensibilmente compromessa nel calcio. Fare sul serio significa assumere un buon direttore sportivo (Sensibile ha fatto bene a Novara) con badget prefissato e carta bianca per acquisti e cessioni, e prendere un allenatore affidabile (l'ambizioso Delio Rossi sarebbe il massimo, ma andrebbero bene pure Atzori, Ventura o Colantuono). Con una tifoseria come quella blucerchiata, se la Dirigenza fa sul serio, la rinascita non può tardare.