Samp-Juve, quando il rigore di Flachi diventò un corner

Marotta: «La vicenda delle intercettazioni va analizzata con grande attenzione»

Paola Balsomini

«Vediamoci martedì alle 7,30 a casa di Antonio». Antonio è Giraudo, dall'altro capo del telefono c'è invece Luciano Moggi, direttore generale della Juventus. Indovina chi viene a cena? Secondo indiscrezioni anche Pairetto, fino allo scorso anno designatore arbitrale insieme a Bergamo. La cena si svolge martedì 21 settembre 2004, alla vigilia di Sampdoria-Juventus. Nel dossier della nuova inchiesta della Figc escono le intercettazioni, e nel nuovo scandalo vengono coinvolti, anche se nel ruolo di vittime involontarie, la Sampdoria e il presidente del Genoa Enrico Preziosi.
Il 22 settembre il match post cena; la Samp va forte, ha solo una pecca nel suo campionato: vince con tutte quelle dietro, perde con tutte quelle davanti. Ci sta, anche il 3-0 rimediato dalla Juventus. Allo stadio Ferraris c'è Dondarini di Finale Emilia, arbitro scelto per la delicata sfida. Alle 22,36 del giorno precedente la sfida, Luciano Moggi telefona al figlio Alessandro per farsi leggere il calendario della giornata successiva di campionato. Qualche giorno dopo le intercettazioni si interrompono, ma nel frattempo ecco che la gara si gioca. I fatti: dopo 18 minuti di gara, l'arbitro Dondarini fischia un rigore contro la Sampdoria. Il presunto fallo di Falcone viene sanzionato con un penalty che però le moviole dimostrano essere inesistente. I blucerchiati vanno sotto, tentano una reazione, fino al 2-0 bianconero siglato da Ibrahimovic, poi la Juve dilaga con la terza marcatura di Trezeguet.
Quel che ne era seguito era stata una settimana di polemiche e recriminazioni. Anche per un altro fatto, clamoroso quanto inedito. È il 44' del secondo tempo e Dondarini concede un rigore alla Sampdoria. Il fallo era stato commesso su Biagio Pagano, ma dopo molte proteste dei giocatori juventini Flachi riesce ad impadronirsi della sfera e a portarsi sul dischetto. A quel punto però l'arbitro decide di consultare il guardalinee e cambia: niente rigore ma semplice calcio d'angolo.
Reazioni? Massima prudenza da parte della società di Corte Lambruschini. Primo perché si attendono gli sviluppi dell'inchiesta appena aperta dalla Figc e avviata dal pm torinese Guariniello, secondo perché di concreto alla fine c'è solo una cena, che non prova nulla, né tanto meno un danno nei confronti della Sampdoria. Giuseppe Marotta non si sbilancia nel commentare la bufera delle intercettazioni telefoniche. L'amministratore delegato, ai microfoni di Radio Radio, parla serenamente: «Questa vicenda va analizzata bene per potere dare dei giudizi precisi». E se Moggi sembra consigliare Pairetto sulle designazioni arbitrali, Marotta frena: «Vanno considerati i rapporti di conoscenza, amicizia e la confidenza. Non me la sento di sbilanciarmi». Però aggiunge: «In ogni caso questo calcio va ammorbidito. Gli interessi economici sono talmente elevati che perdere crea un dramma. Si creano troppe tensioni verso chi vince. Si deve ammorbidire l'ambiente».
Ad alzare il polverone maggiore, piuttosto, sono state appunto le intercettazioni che riguardano il dg juventino Moggi, il figlio, presidente della Gea, società di procuratori, e ovviamente gli arbitri. Nel frattempo, visto che gli incartamenti erano da qualche settimana nelle mani del capo dell'Ufficio Indagini Italo Pappa, i fascicoli sono già stati trasmessi alla procura federale per gli eventuali deferimenti.
Nel mirino, appunto, anche la Gea e il suo presidente Alessandro Moggi. Proprio in una telefonata tra Alessandro Moggi e il padre Luciano, spunta anche il nome del presiedente del Genoa Enrico Preziosi, anche in questo caso «vittima» dei discorsi tra i due big del mondo del calcio. Comincia Alessandro Moggi: «Io l'altro giorno, prendila come informazione, poi, non lo so, mi sono rivisto con Preziosi come sempre capita». Risponde il dg juventino: «Uhm». Il figlio: «Mi ha incominciato a fare tutto un discorso, il calcio come cambia, bisogna stare attenti di qua, di là, Carraro, Galliani, poi mi fa, non vi fidate di Montezemolo. Dico perché? Perché io ho sentito una conversazione alla Juve, vogliono fare fuori tutti, rimane solo Giraudo». Moggi senior: «Sì ma questa è una cazzata». Il figlio: «Io te la dico sta cosa». Luciano Moggi: «È esattamente il contrario».
Sampdoria e Genoa quindi finiscono per essere menzionate, involontariamente e senza responsabilità alcuna, nel calderone delle paginate di intercettazioni pronte a sconvolgere per l'ennesima volta il mondo del calcio.