La Samp non digerisce i cocktail di Atzori

Dal Torino al Sassuolo al Pescara al Padova alla Reggina: domenica avevano giocato tutti pro Sampdoria. Purtroppo per Garrone e dintorni, lunedì sera a Brescia la Sampdoria non ha saputo approfittarne. D'altronde, con le squadre che sta shakerando freneticamente Atzori non si va da nessuna parte. La Sampdoria gioca francamente male. Solo contro il Padova e il Torino si vide qualcosa di buono, probabile frutto di un rigurgito d'orgoglio dei favoriti - sulla carta… - della prima ora. Ho la sgradevole impressione che nello spogliatoio blucerchiato si respiri un clima che mi ricorda quello instaurato da Claudio Nassi al tempo del primo Paolo Mantovani: un clima da servizi segreti, denso di tensioni, di caccia al colpevole di turno, di sospetto nei confronti dei più o meno ingombranti «senatori». Gli unici che al dunque ti possono salvare. Allora, per scoprire il solare carisma di Vujadin Boskov, salvare i Mancini i Vialli e allegra compagnia cantando e vincere tutto ciò che c'era da vincere fu provvidenziale il subentro del pacioso buonsenso di Paolo Borea. Stavolta cosa ci vorrà, assodato che ad Atzori - voluto da Sensibile, che difatti lo difende a spada tratta - pare interessare solo di finire nel Guinness dei primati alla voce «Capitani coraggiosi»?
La Sampdoria ha messo a disposizione del fiero allenatore un poker di attaccanti che tutti i concorrenti gli invidiano. Piovaccari in campo e Pozzi in panchina o viceversa, Bertani in campo e Maccarone in panchina o viceversa: non c'è avversario, in questa serie B, che possa vantare altrettanta potenza di fuoco. Il bravo trainer, nel caso specifico, ringrazia il proprio datore di lavoro per la gentile dotazione e s'industria a mantenere l'intero prezioso quartetto in salute, in forma e su di morale. Invece, ecco la sfida d'acchito di Atzori a pro della seconda punta Maccarone: giustamente «da recuperare» dopo le sue tragiche incomprensioni con i tifosi, ma perché a scapito del possente centravanti Piovaccari, al quale la presunta propensione a non spendersi alla morte in allenamento non ha pragmaticamente vietato di chiudere come capocannoniere a pro del Cittadella, a quota 23, il campionato scorso? Dopodiché, l'esaustivo impiego di Bertani al limite dell'inciucchimento e della sterilità si è infine accoppiato alla «scoperta» del gradevole e volenterosissimo ma impalpabile Fornaroli: dentro lui e fuori «per scelta tecnica» - nemmeno in panchina, a casa! - il recuperato Pozzi. Una decisione eufemisticamente definibile sconcertante.
Quanto al resto, noto nella squadra un forte spirito di corpo, questo sì: ma poco d'altro. Un portiere (Da Costa) che per fortuna non fa rimpiangere Romero (detto «en passant»: valeva la pena di buttare un sensibile gruzzolo lì, dopo avere stolidamente rinunciato a Storari? In un grande portiere cui purtroppo la Nazionale argentina vieterà la difesa della porta blucerchiata per almeno 15 partite su 42, più di un terzo di campionato? E ancora: una difesa centralmente forte alla guida di Gastaldello e valida nelle proiezioni offensive (il Gasta, il Volta o il Costa di turno) sui calci piazzati, ma poco propensa al dialogo costruttivo con un centrocampo tanto valido sulla carta (Foggia, Palombo, Objang, Semioli) quanto debole all'atto pratico. Alle corte: o Atzori abbassa il mento e si affida al buonsenso scegliendo i migliori 20 giocatori e valorizzandoli tutti al massimo, destinandoli a coppie (titolare e rincalzo designati) nel proprio ruolo naturale, o scende dalla barca. E non ci si fa scappare Del Neri. Mi rifiuto di credere che ai Garrone non interessino nemmeno i play-off.