Samp-Vieri, matrimonio mai consumato

È finita prima ancora di cominciare l’avventura in blucerchiato di Bobo-bomber

Paola Balsomini

Vieri e la Sampdoria divorziano. La notizia è arrivata ieri in tarda serata. È un altro capitolo della tormentatissima vicenda che però è destinata a finire. Cosa è accaduto? Tanto per cominciare ieri era stata la stessa società blucerchiata a ribadire che: «Siamo pronti a riabbracciarlo, se vuole tornare ben venga». E invece forse lui non aveva alcuna intenzione di tornare ad allenarsi. Così alla fine, per volontà del club di Corte Lambruschini e del suo presidente Riccardo Garrone, si è arrivata alla rescissione: ieri sera, a Milano, dopo l’ennesimo incontro con il bomber. Eppure tutti erano pronti a riabbracciarlo, ma la speranza di un ritorno alla Sampdoria era durata appena un giorno. Di mezzo, anche un contratto da rispettare. Ma alla fine era tutto troppo difficile, a cominciare dall’inserimento di un giocatore molto indietro di condizione, che era a rilassarsi al mare, invece che a sgobbare a Moena. Difficile, anche inserirlo in un gruppo di giocatori che da venti giorni stavamo insieme.
La giornata era cominciata con la solita ridda di voci: Bobo è in sede, un pranzo con Marotta, poi conferenza stampa a Bogliasco. Ancora una volta nulla di più sbagliato: Vieri era a Milano, insieme all’amministratore delegato, mentre il patron della Sampdoria Riccardo Garrone, appena rientrato dall’Argentina, era in centro città, prima di raggiungere il Mugnaini. Ieri mattina, però, doveva essere già tutto a posto, con la società pronta a tendere la mano al bomber e Vieri che era altrettanto pronto a spiegare ai tifosi perché avrebbe ancora voluto vestire la maglia della Sampdoria. Invece non c’è stato nulla di tutto questo: l’attaccante infatti non era presente a Genova.
Non solo: a Bogliasco, al pomeriggio, non ci sarebbe stato. Nel frattempo nel quartier generale blucerchiato si stava svolgendo il primo allenamento per la seconda fase della preparazione: Walter Novellino, prima di cominciare la seduta con la squadra, ha avuto un lungo colloquio con Salvatore Asmini, braccio destro di Marotta. Oggetto della conversazione: la «Bobo Story», ovviamente. Che intanto stava per andare in onda con un’altra puntata a Milano, dove lo stesso Marotta ha trattato con Mediapartner’s la cessione dei diritti televisivi per la prossima stagione: «Ho solo voglia di allenare – ha spiegato Novellino – di parlare di calcio, voglio lavorare con chi ho a disposizione; rispetto le scelte di Vieri, qualunque esse siano ma in questo momento lui non è un mio pensiero. La società ha sempre lavorato bene so che farà così anche in questo caso». Dalla parte di Vieri invece, e non poteva essere altrimenti visto l’amicizia che li lega da tempo, era il compagno Francesco Flachi: «Ho sentito Bobo – spiega - nei giorni scorsi; io so solo che torna, e noi lo accoglieremo come il primo giorno». Più cauti, invece, gli altri compagni, che preferivano trincerarsi dietro un «vedremo».
Intanto il patron Garrone preferiva glissare: «Se ne sta occupando Marotta, è con lui a Milano». Però il presidente già nel pomeriggio si era lasciato scappare: «Avevo detto che avevamo un attacco atomico e credo che siamo forti lo stesso, anche con Flachi, Bonazzoli, Bazzani e Quagliarella». Non poteva mancare anche un accenno alla Lega Calcio: «Matarrese come presidente della Lega va bene ma solo se si tratta di una soluzione temporanea, visto che tutto l’ordinamento va riformato più in fretta possibile».
Ma l’argomento più caldo è sempre Vieri. Ore 19: la decisione è irrevocabile e Vieri e la Sampdoria divorziano. La notizia viene data in tarda serata, dopo l’ennesimo incontro con Marotta e il procuratore del giocatore, Berti. Saluti e baci. La storia finisce qui. Nel modo giusto. Sarebbe stato troppo difficile ricostruire un rapporto con i tifosi. Sarebbe stato complicato inserire nuovamente il giocatore in un gruppo che da tre settimane stava lavorando duro a Moena mentre Vieri risolveva i suoi dilemmi al mare. Si chiude così la telenovela dell’estate blucerchiata. Con un pizzico di rabbia per quello che poteva essere ma non è stato.