Sampdoria, rotto l’incantesimo con le cabale e un bastone Masai

Le strategie scaramantiche adottate da Novellino & C Il momento dell’azzurro Delvecchio

Paola Balsomini

Il capo della tribù dei Masai lo aveva detto a Riccardo Garrone: «Strofinando il bastone si va sul sicuro». Il patron blucerchiato ha portato con sé il gentil pensiero anche al Ferraris e ad ogni azione del Parma passava la mano sul bacco blucerchiato. Risultato: la Sampdoria ha portato a casa i famigerati tre punti.
Perché per vincere dopo 17 turni senza successi, si sa, qualcosa bisogna pure inventarsi. E allora non bastano più gli allenamenti settimanali e gli schemi tattici per blindare gli avversari. Serve piuttosto che la palla colpisca la traversa, rimbalzi sulla linea di porta e che un rimpallo favorisca il contropiede avversario. Così domenica quando la Sampdoria aveva deciso di fermarsi e ammirare il pallone di Dessena, che chissà perché qualcuno pensava in fuorigioco, mentre si stava infilando in rete ecco che lo stadio ha esclamato: «Siamo alle solite».
E invece no, perché in tribuna c'era il bastone portafortuna, perché la squadra e il tecnico in settimana le avevano pensate proprio tutte. Immancabile la pizza napoletana di Walter Novellino nel solito locale di Nervi due giorni prima della partita. Oppure la giovane giornalista portafortuna, che deve essere presente alla rifinitura della squadra. Mai l'addetto stampa Alberto Marangon si dimentica di accreditarla per il match dei blucerchiati, dopo il suo esordio a San Siro. Poi c'è ovviamente il diciassette cucito sulla maglia di Angelo Palombo, numero decisamente inusuale per un calciatore. Diciassette che ha portato bene alla Sampdoria: «Chi ha detto che porta male? Dopo 17 turni senza vittorie - ha esclamato anche l'amministratore delegato Beppe Marotta (che ha sempre la stessa cravatta dal primo anno della serie B) - ecco che finalmente i tre punti sono arrivati». Senza contare i posti da occupare intorno ad una tavola: mai quello riservato all'ospite d'onore, perché non porta male ma nemmeno tanto bene, e allora è meglio non sedersi capotavola. Poi, tra i giocatori, c'è chi parcheggia la macchina sempre nello stesso posto del piazzale del Mugnaini, oppure chi entra per ultimo per compiere il riscaldamento. Come Volpi e lo stesso Palombo che stanno sempre dietro al gruppo prima di uscire dal tunnel del Ferraris e iniziano a calciare le punizioni.
Tra i dirigenti c'è l'uomo mercato Salvatore Asmini che fuma sempre il sigaro al caffè o il preparatore dei portiere Gandini che domenica per la prima volta ha osservato il primo tempo dalla tribuna. Domanda: ma tutte queste accortezze erano state dimenticate nelle diciassette partite precedenti? Chissà, ma intanto il detto «non è vero ma ci credo» sembra essere sempre valido. Scaramanzie che per una settimana saranno posizionate nel cassetto, visto che domenica c'è la sosta. La squadra giocherà in amichevole venerdì alle 18 ad Alessandria contro la Juventus. Non ci sarà Gennaro Delvecchio, impegnato con la Nazionale e già da ieri nel ritiro di Coverciano. Altro giocatore scaramantico, Delvecchio non può certo lamentarsi: con tre gol è il capocannoniere blucerchiato. Ma forse un po' è merito anche del bastone Masai del suo presidente.