«Sampdoria Village», la vittoria più bella

(...) a suo figlio che «in questa città dobbiamo assolutamente tornarci». Secondo tempo: i tre vanno subito a informarsi sull’albergo. Gol.
Ecco, di fronte a una scena così non c’è polemica su Piovaccari o gol sbagliato da Maccarone che tenga, non c’è Atzori che sbaglia formazione o Sensibile che non riesce a liberarsi dei giocatori in sovrannumero, sovrappeso o sovraingaggio.
E la bellissima signora innamorata di Genova è solo l’ennesima azione riuscita di un’iniziativa che, davvero, è il capolavoro della stagione blucerchiata. Perché il «Fair Play Village» è fatto di una serie di tasselli tutti ugualmente apprezzabili e tutti capaci di riconciliare col calcio anche quelli che, fino ad ora, al Ferraris si sono divertiti un po’ pochino.
Il «Village», fra l’altro, porta la firma di Vittorio, il Garrone meno conosciuto rispetto a Duccio ed Edoardo, ma che è la vera sorpresa positiva della dirigenza blucerchiata. Mai sopra le righe, sempre cortesissimo, soprattutto contraddistinto da un tratto di umanità che è il valore aggiunto anche in tribuna d’onore, dove talvolta gli capita di essere il front-man della società, insieme all’onnipresente Monica Mondini.
Vittorio è un Garrone alla panna, un Duccio passato nel Coccolino. E tutto questo si vede anche nel modo di portare avanti l’iniziativa che ha ideato e che viene gestita dall’ottima squadra del marketing doriano: Marco Caroli, una specie di gigante buono, e i suoi collaboratori Christian Monti, Angelo Catanzano e Giuseppe Croce.
Ne escono giornate come quelle di sabato scorso, con i bimbi a giocare con i tubi d’aria del Festival della Scienza, gli adolescenti a sfidarsi alla Wii o al calcetto dipinto di blucerchiato, i piccolissimi vestiti e truccati come a Carnevale e, soprattutto, un bravissimo allenatore delle giovanili a insegnare i fondamentali ai ragazzini, con una pazienza e una dolcezza infinite.
Ecco, se dovessi dire un particolare, uno solo, che mi sono portato a casa dal Village voluto da Vittorio Garrone, è proprio questo: la dolcezza dell’allenatore, il suo passare ai ragazzi principi non competitivi, ma di fair play, di correttezza e di umanità. E, in tempi come quelli attuali, dove si urla contro l’arbitro persino in occasione di decisioni giuste (penso, sempre per restare a sabato, al rigore reclamato per un fallo su Bertani che non c’era), sentire parlare così ai ragazzi un vero uomo di sport, riconcilia con il morale. E con la morale. Mica finita. Sabato, sempre grazie alla concomitanza con il Festival della Scienza, il Fair Play village ha offerto la possibilità di assistere dal vivo alla preparazione del gelato all’azoto, una nuvola di fumo comunque meno fumosa di una giocata di Koman. E, soprattutto, di assaporare i sapori della Liguria, dal gelato al pigato all’olio dell’entroterra imperiese, fino a una straordinaria focaccia calda al formaggio, grazie alla collaborazione con la sezione ligure di Confagricoltura.
Ecco, proprio qui sta un’altra vittoria del marketing blucerchiato: sapori veri, buoni e giusti e collaborazione con aziende che stanno subendo la crisi come poche altre. Ma che, a differenza di quelli che organizzano scioperi quotidiani, sono supportati da tutta la politica e possono comunque godere del diritto alla cassa integrazione (ogni riferimento al caso Fincantieri è puramente voluto) non sono garantiti e protetti da nessuno. Gli agricoltori di Confagricoltura Liguria sono proprio così: gente che lavora duramente e che rischia del suo. E il fatto che la Samp offra loro una vetrina per i prodotti è, ribadisco, la più spettacolare azione blucerchiata dell’anno.
Ultimo fermo immagine. A un certo punto, sul prato (chiamiamolo così, è un eufemismo) dei giardini (chiamiamo così pure loro) di Brignole è spuntato un tavolo, sul quale i tifosi del Cittadella hanno iniziato ad affettare panini, riempiendoli con soppressata veneta, mortadella e forme di Asiago. E ovviamente offrendo queste specialità a tutti coloro che passavo lì davanti vestiti di blucerchiato.
Finalmente, un’azione da serie A.