Sampierdarena, il Muncipio «rosso» censura il Comune

Le imprese sfrattate dall’area di Sampierdarena soggetta alla ristrutturazione del «nodo» di San Benigno devono «trovare casa» al più presto, che significa essere ricollocate in una zona adeguata e a oneri economici sostenibili, pena la chiusura dell’attività e la perdita di decine di posti di lavoro: a dirlo forte e chiaro non sono solo gli interessati, che da anni si battono contro il Comune e l’Autorità portuale per ottenere risposte certe alle loro richieste di trasparenze e chiarezza, ma il Municipio Centro Ovest, che ha votato una risoluzione bipartisan sollecitando una decisione urgente alla giunta di Palazzo Tursi. Tanto più adesso, a pochi giorni dalla decisione del Comune di abbattere il rudere che sorgeva in via Balleydier, proprio di fronte ad alcune delle aziende obbligate al trasferimento che avevano chiesto e chiedono ora di partecipare alla gara pubblica per l’assegnazione di «superfici agibili» in cui riposizionare l’attività. Registra pertanto un progresso importante, anche se non può certo ancora dirsi conclusa, la «storia infinita» delle imprese che hanno ricevuto la lettera di sfratto «senza ricevere nemmeno una proposta di nuova sede a condizioni sostenibili», come sottolinea per l’ennesima volta Fabio Costa, consigliere del Pdl nel Municipio Centro Ovest anche in qualità di presidente del Comitato per la difesa delle piccole e medie imprese di Sampierdarena.
«Ora - aggiunge Costa -, con l’appello rivolto formalmente al sindaco Marta Vincenzi, speriamo che si aprano altre prospettive. Intanto, è fondamentale che il Comune ci spieghi per quale ragione la giunta, nel marzo dello scorso anno, abbia stabilito di agevolare il trasferimento solo dei soggetti economici che operano in Lungomare Canepa e non di tutte le attività coinvolte nel riassetto urbanistico complessivo previsto nell’area». Più precisamente: il documento votato dal Municipio insiste anche sul fatto che le imprese di via Balleydier, passo a via di Francia e via Pietro Chiesa, che erano state considerate in documenti ufficiali alla stessa stregua di quelle di Lungomare Canepa, non siano state incluse nel novero dei soggetti interessati dal «trasloco forzato». E ancora: le aziende chiedono «se ci sia un soggetto incaricato di gestire la ricollocazione degli operatori economici della zona di Lungomare Canepa e San Benigno e, in caso di risposta affermativa, lo si individui, si chiarisca da chi dipende e quali rapporti intrattiene con enti e soggetti interessati alle operazioni». Ora, insomma, deve muoversi il Comune. «Che però - conclude Costa -, non potrà più far finta di non sentire».