Sampierdarena La nuova viabilità «taglia» 36 piccole aziende

Uniti per salvare il salvabile. Che a Sampierdarena significa 36 aziende di piccole e medie dimensioni, per oltre 180 posti di lavoro, che rischiano di chiudere per i lavori della super strada a sei corsie che dovrebbe sorgere sul lato a mare, tra via di Francia e Lungomare Canepa. Dopo il ricorso bocciato dal Tar, e in attesa di giudizio in Consiglio di Stato, ieri pomeriggio il Municipio Centro-Ovest ha approvato un ordine del giorno presentato dal consigliere di opposizione Antonio Brigandì (Pdl) e trasformato in un documento bipartisan votato all’unanimità. «In mancanza di spazi e investimenti molte aziende saranno destinate a cessare ogni attività con conseguente impoverimento di un territorio già provato», spiega il presidente del comitato delle piccole imprese Fabio Costa. Tanto più che i tempi stringono ed entro il prossimo 28 febbraio i locali dovranno essere restituiti all’Autorità portuale per il via ufficiale dei lavori. Insomma, «così sembra uno sfratto coatto», spiega Brigandì. Anche se, interviene il presidente del municipio Franco Marenco (Pd), «dopo la riunione infuocata di aprile, le imprese hanno ottenuto la proroga a febbraio 2011 a patto di ricollocarsi in altra area».
Insomma, una diaspora del sistema produttivo del quartiere non sempre di facile realizzazione. «Tempi più lunghi, di fronte a richieste motivate, per la ricollocazione delle attività» e «verifica della effettiva corresponsione delle indennità a carico di Anas per le imprese» è quello che ha chiesto il Municipio compatto. Una compattezza che rischiava di infrangersi sulla mozione della Lega presentata da Davide Rossi per l’istituzione di «un censimento dei migranti presenti sul territorio». Tanto più che le premesse facevano riferimento agli ultimi fatti di cronaca «che hanno coinvolto senegalesi, albanesi, ecuadoriani, rom e domenicani». Quanto basta per sollevare la contrarietà della maggioranza: «È il momento di lavorare sulle responsabilità personali e non etniche» (Agostino Calvi di Sel), mentre per Edmondo Forlani (Pd) «il censimento compete al Ministero degli Interni e all’Ufficio di Statistica». Ma per Marenco, «anche se la mozione è irricevibile, nulla impedisce di raccogliere i dati in possesso del Comune per intervenire sul territorio».