Sampietrini: una grana per Veltroni

Il sindaco Veltroni rischia seriamente di inciampare nei sampietrini. L’asfaltatura di molte strade storiche del centro e i cambiamenti che continuano a interessare le isole pedonali stanno sollevando una serie di interrogativi sulla sorte dei tradizionali cubetti di porfido nero che fanno parte della storia della Città eterna. Da una parte, il cosiddetto «popolo delle due ruote» (cioè gli oltre seicentomila romani costretti a muoversi in motorino o scooter) si augura che l’asfalto prevalga definitivamente sui sampietrini. C’è chi ricorda che una nota casa motociclistica giapponese ha scelto proprio le strade del centro storico di Roma per «testare» gli ammortizzatori e le sospensioni dei suoi mezzi. Ma c’è anche chi grida allo scandalo e difende strenuamente il «pavé» romano. Oppure chi, più semplicemente, solleva dubbi, come Fabrizio Sequi, consigliere di Forza Italia e membro della commissione Urbanistica del primo Municipio.
«Il Campidoglio - sottolinea Sequi - ha deciso di far pagare ai sampietrini il prezzo delle sue stesse inadempienze: la mancata manutenzione delle strade, sistematicamente decurtata dai bilanci, impone ora costi molto più onerosi per le casse del Comune, già duramente provate dall’organizzazione di concerti ed eventi vari, costi che la semplice manutenzione ordinaria avrebbe potuto scongiurare». «Non siamo contro la rimozione dei sampietrini dalle vie ad altro scorrimento ma ci poniamo alcuni inquietanti interrogativi - continua Sequi - come mai tutto questo interessamento per il comfort di chi viaggia in auto o in moto quando, per anni, il Campidoglio ha predicato e dimostrato di voler eliminare il traffico privato dalla capitale e soprattutto dal suo centro storico?».
«E come fa - chiede infine l’esponente di Forza Italia - l’amministrazione capitolina a dire di voler riutilizzare i sampietrini rimossi per le aree pedonalizzate del centro quando queste i loro sampietrini li hanno già? Che fine faranno in realtà i sampietrini rimossi?».
Sulla questione interviene anche il vicepresidente del Consiglio comunale di Roma Fabio Sabbatani Schiuma (Alleanza nazionale) con un’interrogazione urgente a risposta scritta indirizzata all’assessore ai Lavori pubblici Giancarlo D’Alessandro. Nel documento, Schiuma chiede di «conoscere che fine abbiano fatto i sampietrini già rimossi dalle strade di Roma e l’esatta destinazione di quelli in procinto di essere asportati, le ubicazioni dei depositi romani, la vigilanza sugli stessi e il loro esclusivo riutilizzo per finalità pubbliche e non private». «È necessario sapere - continua Schiuma nell’interrogazione - che fine abbiano fatto i sampietrini già rimossi da numerose zone di Roma, come a Trastevere, se sia vero che i mancati controlli abbiano permesso traffici illeciti di preziosi selci divenuti ormai introvabili, molto richiesti da privati. Non solo è necessario individuare i responsabili della dispersione di un simile patrimonio storico, ma bisogna conoscere quali misure il Campidoglio abbia previsto per tutelare i sampietrini di via delle Botteghe Oscure, lungotevere Gianicolense, lungotevere Altoviti, Tor di Nona e Marzio, prossimi allo smantellamento». «Quanto alla minaccia della stabilità degli edifici in seguito al passaggio dei mezzi pesanti sulle strade con sampietrini - conclude Schiuma - grave è la responsabilità del Campidoglio per la mancata manutenzione. Inoltre, il Comune, invece di utilizzare i sampietrini cinesi, dovrebbe promuovere corsi di formazione per tagliatori di pietra e per far riaprire le nostre cave che tutto il mondo ci invidia».
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