Samuele Bersani e l’ironia a «piede libero»

Il cantautore di Cattolica parla alla vigilia del nuovo tour «L’Aldiquà» che passerà per l’Auditorium Conciliazione il 12 novembre

Duccio Pasqua

Avere successo senza passare in tv. È la scommessa (vinta), di Samuele Bersani, cantautore elegante e ironico che ha scelto di ridurre al minimo, la promozione via piccolo schermo. Bersani ha appena iniziato il tour teatrale per promuovere L’Aldiquà, il suo lavoro più recente, pubblicato in primavera. «Ho scelto il teatro - racconta Bersani - perché volevo far maturare le nuove canzoni insieme al mio gruppo e perché preferisco la dimensione più raccolta delle sale teatrali».
Un repertorio che ora preferisce le corde della chitarra ai tasti del piano. «Ho sempre amato la chitarra - spiega l’artista romagnolo - anche perché da bambino mia madre ascoltava sempre Segovia. Non so suonarla, ma la mia mentalità tastieristica e le mie idee musicali vengono filtrate da Roberto Guarino, il mio collaboratore storico con cui vivo praticamente in simbiosi, e prendono vita sulle sei corde.
I concerti del nuovo tour porteranno gli ascoltatori da un estremo all’altro della carriera di Bersani, in soli dieci minuti: Samuele ha infatti deciso di aprire le esibizioni con Il mostro, brano con cui debuttò 15 anni fa, e di proseguire con Lo scrutatore non votante e Sicuro precariato, singoli di L’Aldiquà. «Non avevo pensato a questo aspetto - spiega ancora Bersani - anche se c’è una connessione tra le due cose. Credo, infatti, che nell’aldiquà Il mostro possa stare benissimo». La canzone con cui esordì è tuttora la preferita dell’artista di Cattolica, quella che gli ha permesso di fare il lavoro che avrebbe voluto fare. «Dal vivo mi piace suonare anche Cattiva e Replay: non sono facili da eseguire, perché hanno un arrangiamento complesso, ma le amo molto. Preferisco comunque non svelare troppi dettagli sul concerto, che in questo modo perderebbe un po’ della sua magia».
Tra le caratteristiche più evidenti di Samuele Bersani, la capacità di saper trattare temi delicati con delicata ironia. È il caso di Occhiali rotti, la canzone dedicata a Enzo Baldoni, il reporter ucciso in Iraq, o di Cattiva (da Caramella Smog), riflessione sulla morbosa attenzione per la cronaca nera. «Non avere ironia - dice Bersani - è un dramma. In quello che scrivo, ma anche nelle persone di cui mi circondo, cerco il senso di sintesi e la capacità di essere autoironici».
Le storie raccontate da Samuele, con il passare del tempo, stanno perdendo un po’ di spensieratezza in favore di una maggiore consapevolezza. «Scrivere storie adulte a quindici anni - è l’opinione del cantante - è difficile, anche perché a quell’età si cerca di tenere la parola adulto a distanza. Mi piace raccontare quello che vedo, esattamente come lo vedo. Scrivere l’aldiquà con l’accento sulla a, per me è segno di ironia e fantasia. Quando inizierò a scriverlo senza accento vorrà dire che sarò cambiato».
Ai primi di novembre Bersani sarà a Sanremo per partecipare al Premio Tenco. Il protagonista dell’edizione 2006 sarebbe dovuto essere Bruno Lauzi, appena scomparso. Tutti gli artisti presenti al Tenco omaggeranno comunque Lauzi, cantando una sua canzone. «Noi degli anni Settanta abbiamo conosciuto Lauzi grazie alle sue canzoni per bambini - dice Bersani - e tuttora sono convinto che anche brani come Johnny Bassotto abbiano grande valore. Riscoprendolo oggi, con maggiore consapevolezza, posso dire che era ipercreativo e che aveva un tocco che colpiva». Il pensiero di Bersani va, però, soprattutto al Lauzi recente, capace di affrontare con coraggio la malattia. «È stato un grande esempio a livello umano. Trovare la forza per esporsi e raccontare la convivenza con il morbo di Parkinson ha dato coraggio a molte persone, che soffrono come ha sofferto lui». Samuele Bersani sarà a Roma lunedì 13 novembre, all’Auditorium di via della Conciliazione. I biglietti sono già in vendita sui circuiti Ticketone e Greenticket, e presso i punti vendita abituali.