«San Babila deve essere valorizzata»

L’Associazione chiede al Comune di riqualificare tutta l’area vietando anche il parcheggio di fronte alla chiesa

Francesca Amé

Linea Rossa, fermata San Babila. Usciti dalla metropolitana, a meno di otto metri, vi trovate davanti una delle chiese più significative della città. Per ammirarla o ritrarla in foto dovete, nell'ordine: scansare motorini, evitare manubri di biciclette parcheggiate alla rinfusa, schivare panettoni, non inciampare nelle catene di ferro che delimitano il sagrato. Di questo «luogo sacro» dinanzi San Babila, là dove si erge anche la colonna seicentesca con il leone di San Marco - perché da lì si partiva per raggiungere Venezia - rimane poco o nulla. La cosa infastidisce i parrocchiani che, insieme a monsignor Alessandro Gandini e alla presidente di zona 1 Micaela Goren Monti, invocano un cambiamento. Lo fanno insieme ai rappresentanti di Assoedilizia, preoccupata «di difendere i valori della città», come spiega il presidente Achille Colombo Clerici, alla guida di novemila soci, proprietari storici di beni di pregio in centro. «Chiediamo che il sagrato sia valorizzato e che tutta l'area di San Babila sia riqualificata», dicono a più voci. A raccoglierle c'è Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura. «Riconosco che la loro richiesta è lecita - risponde Sgarbi -. La chiesa di San Babila ha un interno straordinario. È giusto tutelarne l'identità architettonica: anche il sagrato deve avere una sua dignità». L'idea appoggiata da monsignor Gandini, su progetto dell'architetto Carlo Meda, è quella di una «generale pulizia»: rifare il lastricato, proibire il parcheggio e rimuovere anche l'insegna della metropolitana così come il corrimano (che pure è firmato Franco Albini). È praticabile? Lo vedremo, per ora Sgarbi ha chiesto di visionare il progetto. Non è questa l'unica nota dolente per Assoedilizia: «Vorremmo che lo spirito della zona rimanesse quello evocato dal palazzo bianco di Emilio Lancia, dal porticato di Corso Matteotti, dal “grattanuvole”, il grattacielo di Alessandro Rimini», commenta Colombo Clerici. Fu questo il primo grattacielo di Milano, come ricorda Liliana Rimini, figlia dell'architetto che lo progettò nel '36 (ma non poteva firmare i progetti perché ebreo): «Cresceva di un piano ogni settimana, fu il primo a superare i 50 metri», spiega. In trasformazione invece il Garage Traversi. Archeologia industriale da conservare o edificio da ristrutturare da capo a piedi? L'assessore Sgarbi non si sbilancia, approfittando invece per fare una visita all'interno, dove dall'alto si gode un insolito panorama dei tetti del centro. Dopo una visita alle eccellenze del quartiere, tra cui spicca il chiostro del seminario dell'Arcivescovado, il tour non è finito. Ultima tappa al Castello: visita del cantiere, della biblioteca di storia dell'arte (con annessa salita al torrione) e tappa obbligata alla leonardesca sala delle Assi. Poi il tempo stringe: l'assessore promette una seconda visita quanto prima.