"San babila diventa teatro dell'operetta"

Un grande teatro si rinnova. Il San Babila diventa Teatro
dell'Operetta: lo annuncia Gennario D'Avanzo, direttore della Sala di
San Babila

Un grande teatro si rinnova. Il San Babila diventa Teatro dell'Operetta: lo annuncia Gennario D'Avanzo, direttore della Sala di San Babila. "Ho iniziato nel '78 e per vent’anni ho fatto solo il teatro San Babila, poi sono passato al Teatro Nuovo, ove insieme a Franco Ghizzo (pace all’anima sua), sono passato a fare i grandi successi di Grease, Sette spose per sette fratelli, a fare gli abbonamenti che non c’erano (li ho portati io a seimila) poi con la morte di Franco Ghizzo è subentrata la moglie (io ogni tanto rido) e uno dice 'è trent’anni che faccio teatro' io mi sono chiesto dov’era, no perché se uno fa teatro servendo ai tavoli del Santa Lucia può anche essere, può anche darsi che uno facesse teatro servendo a tavola. …"
Passiamo oltre.
"Quando ho cominciato c’erano trentadue abbonati: il teatro era fallito perchè la gestione era così. Allora non abbiamo rilevato un’azienda, abbiamo rilevato un immobile: da lì abbiamo cominciato a lavorare perché Maramotti faceva il direttore artistico e io facevo il direttore tecnico, segretario eccetera eccetera. Con Maramotti abbiamo cominciato a lavorare, fino ad avere nel 1990 undicimila abbonati. eravamo il punto di riferimento della città".
Undicimila, ma non sono troppi?
"Undicimila abbonati nel 1990, quando abbiamo scoperto il musical con Chorus Line e poi La piccola bottega degli orrori; gli altri non facevano musical, pertanto la Compagnia della Rancia e gli altri che si regalano le medaglie devono forse (e hanno la memoria corta) riconoscere che nel 1990 il teatro San Babila ha avuto il coraggio di fare i musical. Se abbiamo fatto Chorus Line, perché adesso non possiamo fare… Andiamo avanti: fino al ’97 rimango al teatro San Babila, i bambini Milani (figli dei fondatori) sono grandi, si sposano e subentrano nella gestione e naturamente sembrava che avanzasse qualche cosa, e avanzavo io, avanzava D’Avanzo, e pertanto passo alla corte di Franco Ghizzo, che mi dice 'ti do quattro mesi di tempo'. Eravamo al 16 di marzo del ’97, se io avessi fatto quattromila abbonati a ottobre e fatto incassare un miliardo lui mi dava una bottiglia di champagne Veuve Cliquot, se invece andavo sotto i duemila io ero licenziato. Al 16 di ottobre uattromilatrecentoventuno abbonamenti, con un miliardo e due. Nel 2002, quando la famiglia Milani fallì, io entrai qui come amministratore unico: con Mario Maramotti ci siamo tirati su le maniche per ripristinare quello che i Milani avevano distrutto, e da sette anni siamo qui a lottare. Credo di aver dato alla città di Milano e agli spettatori qualcosa di importante come per esempio tre mesi fa abbiamo fatto la nuova stagione teatrale, che è anche la stagione delle Operette".
Di questo volevo parlare, proprio su questo.
"Abbiamo deciso l’anno scorso di ridare luce a quella forma di spettacolo che è l’Operetta: fino a quando c’era Massimini c’erano le stagioni delle Operette, morto lui c’è Abati, però lo fa senza orchestra, però le vedi che sono raffazzonate perché i teatri non gli danno spazio. Sembrano i moti carbonari, le Operette andiamo a vederle nel teatrino di via Osoppo, di Mac Mahon, invece io ho detto: perché non fare una stagione di Operetta, abbiamo fatto una settimana per ogni Operetta, abbiamo fatto il Cincillà, la Vedova Allegra e la grande sorpresa è stata abbiamo venduto più di ottocento abbonamenti, cosa che è incredibile, per venire a vedere questa forma d’arte che non la conoscono, e la grande gioia è che erano 501 paganti, ho incassato 11mila euro, 50mila euro tutta la settimana, erano anni che non vedevo una cosa del genere. Noi, se tutto va bene, se il Signore mi dà la forza, io farò la Stabile dell’Operetta, al Teatro San Babila. L’anno prossimo, se tutto va bene, io farò sei Operette. Il futuro è dell’Operetta…".