Al San Babila L’amore sboccia improvviso, come un «Fiore di cactus»

SCENOGRAFIA «Sono state rispettate nel dettaglio le precise indicazioni dell’autore»

Un vaudeville abilmente trasposto negli anni Sessanta, nel rispetto dei meccanismi comici, oltre che delle atmosfere e delle mode parigine, dove la borghesia, persa tra tradimenti e innamoramenti, rispecchia fedelmente la società di oggi. Così «Fiore di cactus», scritto da Pierre Barillet e Jean Pierre Gredy, in scena al Teatro San Babila fino al 10 gennaio (info: 02-7954469, 02-6002985, www.teatrosanbabila.it), appare agli occhi dello spettatore che, oltre a sorridere e a guardarsi allo specchio, si può soffermare a riflettere su certe logiche comportamentali senza tempo né confine. Solo con un testo di tal portata la brava Elonora Giorgi, dopo 36 anni di carriera cinematografica, poteva decidersi di catapultarsi su un palcoscenico, accompagnata da altri sette colleghi qualitativamente e professionalmente indiscutibili. «Sono un'attrice di lunga militanza - commenta Elonora Giorgi -, che per anni ha coltivato la passione del cinema. Non mi sono mancate le proposte per intraprendere anche un percorso teatrale, ma devo ammettere che mai nessun testo mi ha colpito in passato come questo. Ne ho letti tanti di copioni, ma quando mi hanno sottoposto questo lavoro, mi sono accorta che non era riconducibile a quelle trame che conoscevo e che avevo rifiutato. Questo è un testo brillante, misurato, comico e pensante, insomma, completo». Furono Walter Matthau, Ingrid Bergman e Goldie Hown, nel 1969, a portare al successo la trasposizione cinematografica della commedia brillante «Fiore di Cactus». Oggi la vicenda del dentista impenitente e donnaiolo che, per evitare di coinvolgere oltre il limite le sue numerose amanti, si inventa l'esistenza di moglie e tre figli, respira un'aria fresca e una ventata di ilarità in più. Al fianco della bionda Giorgi, il bravo Franco Castellano che riesce a riproporre il classico personaggio da pochade; Giorgia Trasselli, che i più riconosceranno nella governante di Casa Vianello; e ancora Donatella Pompadour, che il pubblico conosce grazie alle sue interpretazioni in «Vivere». Poi Federica Montanelli, Andrea Garinei dal nome altisonante, Guglielmo Guidi e Fabrizio Barbone: un cast di attori sul quale il regista Guglielmo Ferro ha lavorato puntando alla loro caratterizzazione. Così come il produttore Natale Barbone: «Credo che sia un testo con una grande forza e una capacità particolare di raccontare il mondo; proprio per questo ho scelto un lavoro che rappresenta l'umanità davvero in senso universale, oltretutto impreziosito da una traduzione ben curata, adattata perfettamente alla scena, dove i costumi aiutano a fare sognare e il perfetto equilibrio tra gli otto attori rappresentano per me una totale garanzia».