DA SAN BABILA A SAN BABILA

Continuiamo così, facciamoci del male. È una settimana che nel centrodestra sembra di stare sugli autoscontri. Zang, tumb, tumb: tamponamenti a catena, per il momento molto futuristi, ma forse senza troppo futuro. E la gente moderata ormai si chiede: perché non la smettono?
Mentre scrivo è in atto l’ultimo scambio di battute al vetriolo. Casini e Fini attaccano Berlusconi dicendo che servono progetti, non demagogia e populismo. Berlusconi risponde: «Loro si tengano i progetti, io mi tengo i voti». E Casini prontamente replica: «Allora quando avrà il 101 per cento dei voti ce lo faccia sapere». Eccesso di sarcasmo? Forse. Ma a questo punto ho spento il computer. Ne ho abbastanza. E penso, come me, buona parte dei lettori.
Una settimana fa in piazza San Babila, Berlusconi s’è immerso nella folla (8 milioni di firme raccolte) e ha annunciato la nascita del Partito della Libertà o Partito del Popolo, che dir si voglia. È stata come una ventata d’aria fresca nelle asfittiche stanze della politica. Gli elettori del centrodestra (non solo di Forza Italia) sono stati colti da rinnovato entusiasmo, come non accadeva da tempo. La scossa di energia vitale si è quasi percepita fisicamente attraverso il Paese. Il commento più sentito? «Ci voleva».
Oggi nella stessa San Babila scende in campo An. Da San Babila a San Babila, una settimana dopo. E la gente del centrodestra, arrivata qui, dopo una inutile sequenza di liti, incomprensioni, divergenze e veleni, vuole sapere con chiarezza perché viene chiamata in piazza: se per mandare a casa Prodi o per alimentare ancora gli scontri nella ormai ex Casa delle Libertà.
Se non sbagliamo otto milioni di firme sono state raccolte nei gazebo di Forza Italia contro Prodi. E, sempre se non sbagliamo, lo slogan di oggi di An è «Mai con la sinistra». Non è la stessa cosa? Lo spazio per trovare le ragioni comuni evidentemente c’è ancora. E la gente del centrodestra questo si aspetta, prima di ogni cosa: che i partiti dell’opposizione si battano per liberarsi dal peggior governo che la Repubblica ricordi. Un governo moribondo, ma sempre ricco di risorse suicide. E che ancora oggi si copre di vergogna tagliando selvaggiamente i fondi per la sicurezza e inginocchiandosi di fronte alla sinistra comunista sui temi del welfare.
Gli elettori del centrodestra non sono habitués della protesta. È gente tranquilla, che in genere ama frequentare più gli uffici che le piazze, più le aziende che i cortei. Se da qualche tempo si mobilita con una certa frequenza è solo perché è esasperata. Ma nessuno può permettersi di abusarne: questi cittadini meritano una risposta all’altezza del loro entusiasmo e della loro generosità. Non le liti di questi ultimi giorni e di queste ultime ore. Per favore, basta così, allora: smettiamola di farci del male.