San Carlo, emergenza gatti: trovati anche escrementi

Il nosocomio: spesi 75mila euro per gestire l’assalto dei felini. Il direttore: dalla Provincia nessun aiuto

Tutti inorridiscono per i gatti che scorrazzano all’ospedale San Carlo. Tutti ma forse non il presidente della Provincia Filippo Penati da cui dipende l’ufficio Diritti degli animali: non ha infatti mai risposto all’Sos lanciato due mesi fa dal direttore generale del nosocomio, Luigi Gianola. E sordo alla richiesta d’aiuto è stato anche Edgar Meyer, il responsabile dell’Ufficio provinciale garante delle bestiole. Tanto interesse per i felini, e ai pazienti chi ci pensa? Alla loro salute messa a rischio dalle urine e dagli escrementi diffusi nei sotterranei? Dove passano carrelli di materiale destinato e proveniente dalle corsie.
Se gli 80-100 gatti che spadroneggiano nell’ospedale di via Pio II possono contare sugli animalisti che non vogliono che vengano toccati, i degenti non hanno nessuno che li protegga dai «ricoverati» indesiderati a quattro zampe. Per la verità a ottobre il responsabile dell’ufficio Diritti degli animali della Provincia concordava sull’incompatibilità delle colonie feline in un ambiente ospedaliero, come risulta da una lettera inviata al direttore generale del San Carlo. Ma da allora non si è fatto nulla e la missiva di quest’ultimo è caduta nel vuoto. Meyer non ha risposto e nemmeno il presidente di Palazzo Isimbardi. Il problema dei gatti che urinano (era stata proprio la pipì a mettere martedì i Nas sulle loro tracce) e defecano nei sotterranei, come ha costatato una troupe tv, resta sulle spalle del manager del nosocomio. Al punto che il responsabile dell’ufficio provinciale per i Diritti degli animali ha tacciato - come si legge nella lettera inviatagli da Luigi Gianola - «l’Azienda ospedaliera di una supposta intransigenza quale causa dell’irriducibilità manifestata da chi accudisce alle colonie feline e in particolare alla signora...». Quella signora sessantenne che si reca a sfamare i felini e le cui generalità sono state raccolte dai carabinieri del Nucleo tutele della salute che tre giorni fa l’hanno colta in flagrante a depositare cartocci e cartocetti per le bestiole. La signora probabilmente si sente autorizzata a sfamare la colonia di felini dall’articolo 9 comma 3 della Legge Regionale n.16 del 20 luglio 2006 in cui si stabilisce che associazioni o privati possano volontariamente assumersi l’onere di gestire colonie di gatti. «Una possibilità concessa - precisa il direttore generale del San Carlo - previa stipulazione di apposito accordo di collaborazione». Un accordo che non c’è e che costa caro all’Azienda ospedaliera. «Devo esprimere ulteriore rammarico - lamenta Gianola - nel costatare come nulla o poco importi che un’Azienda ospedaliera debba sottrarre risorse dalle sue non certo floride casse, distraendole di fatto dalla missione istituzionale di erogazione di servizi sanitari ai cittadini, cui spero si vorrà riconoscere almeno pari dignità di quella che si pretende essere dovuta alle colonie feline. Durante la riunione del 13.09.06 avevo dimostrato come l’Azienda - causa la presenza di tali colonie - avesse già dovuto sostenere costi a pari 75.000 euro. Ciò a mio avviso, rappresenta un problema etico certo non di trascurabile importanza, che sorprende non essere recepito da organismi provinciali. Mi viene infatti trasmessa un’ipotesi di progetto che non appare certo realizzabile «in economia», in quanto sembrerebbe dover prevedere tra l’altro anche l’installazione di impianto idrico. Non si ravvede infatti come altrimenti si potrebbe procedere al lavaggio delle ciotole usate e, immagino, dell’ambiente destinato ai gatti, che mi sembra debba dover disporre di una superficie di circa 15 mq e un’altezza al colmo di 2,32 metri». Problemi pratici e costosi che però non sembrano esserci per il responsabile dell’ufficio provinciale per i Diritti dei malati. In un’intervista ha dichiarato: «I gatti del San Carlo non sono mai stati un problema. La precedente dirigenza aveva perfino dato un pass a chi gli dà da mangiare».