San Carlo, niente bagno in camera «Ma entro il 2012 sarà tutto nuovo»

Abbandonano le macchine vecchie dentro il parco dell'ospedale San Carlo i milanesi. «Ci usano come una discarica», ammette sconsolato il direttore generale Antonio Mobilia e il motivo è semplice: «qui entra ed esce chi vuole perché il piano di circolazione va rifatto, completamente». Primo esempio (di una lunga serie) di problemi organizzativi di questo monoblocco di 10 piani a corpo triplo inaugurato nel 1967. «La gestione della struttura va completamente ripensata», chiarisce subito Mobilia, nominato da circa un anno alla direzione e determinato a far rinascere il San Carlo, nonostante i problemi, «soprattutto di tipo organizzativo». Ecco alcuni esempi: «la dialisi è divisa in tre zone, nessuna collegata con le altre», e poi gli spazi inutilizzati, «come un magazzino completamente vuoto, dove ci piacerebbe mettere il Cup (centro di prenotazione unica)». La certezza: «Ho azzerato il vecchio progetto che prevedeva la costruzione di un nuovo edificio all'interno del parco: di spazio ce n'è un sacco, basta solo capire come utilizzarlo al meglio».
Ai problemi organizzativi si aggiungono quelli strutturali, primo fra tutti: il degrado delle sale operatorie. «Ce ne sarebbero 13, ma quattro sono state chiuse per un incendio di due anni fa e altre quattro andrebbero chiuse subito, ma siamo costretti a farle funzionare altrimenti l'ospedale si blocca». Quindi lo stato delle camere, lontano anni luce dagli standard alberghieri richiesti dalla Regione. «Nessuna ha il bagno, ci sono tre servizi ogni 25 posti letto: è inaccettabile». Per questo a gennaio si parte con i cantieri: «una ristrutturazione globale sulla base di un progetto della facoltà di architettura del Politecnico». Le promesse: «Entro il 2012 torneranno a funzionare perfettamente tutto le sale operatorie e allora diventeremo il terzo ospedale della città, grazie soprattutto all'impegno dei dipendenti». Intanto sta per partire una nuova sala operatoria («fino a poco tempo fa ridotta a magazzino») dedicata al nuovo reparto di neurochirurgia, «mai esistito prima al San Carlo, che ci permetterà di poter accogliere anche i politraumi così da aiutare il pesante carico del Niguarda». Crede nel lavoro di squadra Mobilia, «perché non ha senso farsi la guerra tra ospedali, meglio collaborare». Un esempio: «per noi è inutile puntare sull'oculistica quando funziona perfettamente al Sacco e per loro sulla chirurgia vascolare quando possono mandare i loro pazienti da noi».
Ancora da affrontare invece, la questione del convitto: 290 stanze occupate da studenti, infermieri e pensionati che pagano circa 80 euro al mese, ma che sono costretti a vivere in una struttura fatiscente, «che potrebbe diventare una risorsa anche per i parenti dei malati, costretti a pagarsi il soggiorno in hotel».
Non vi stupide se ogni tanto vedete passare qualche bel micione, il San Carlo ospita una colonia che ne conta almeno 120. «Le associazioni animaliste non ci permettono di trasferirli, e così aumentano ogni anno, soprattutto d'estate», perché i milanesi non usano il San Carlo solo come una discarica, anche come luogo ideale per abbandonare i propri gatti, e poco importa se non sono sterilizzati e se ormai nei sotterranei dell'ospedale non si riesce più a respirare per l'odore acre, perché sanno che qui troveranno sempre qualcuno disposto a sfamarli.