San Francesco al Nazionale: venticinque anni di musical

Nuova vitalità per «Forza Venite Gente», lo spettacolo che anche il Pontefice ha visto

Ferruccio Gattuso

«Francesco è stato l'unico santo a non compiere miracoli, e forse già questo è un miracolo: che cioè, con la sola forza della sua scelta e del suo comportamento, ha comunicato qualcosa a tutti, credenti e non credenti, religiosi e laici». Non c'è male come biglietto da visita per il santo più famoso della cristianità: a confezionare questa illuminante sintesi apologetica è Roberto Bartoletti, membro storico di Forza Venite Gente, musical di Piero Castellacci e Michele Paulicelli in cartellone al Teatro Nazionale da stasera al 3 gennaio.
A venticinque anni dall'esordio, questa commedia musicale incentrata sulla vita di San Francesco prosegue a passo spedito la propria marcia, come se non avesse ai piedi dei simbolici sandali da frate bensì dei solidi anfibi a prova di intemperie. E di intemperie - culturali, musicali e teatrali - questo Paese ne ha attraversate parecchie, ma Forza Venite Gente ha sempre visto il pubblico rispondere esattamente come chiede il suo titolo-appello.
Alla curva del quarto di secolo, e dopo che lo spettacolo è persino giunto al cospetto del Pontefice, si potrebbe sospettare una certa inerzia nell'incedere: quanto di più sbagliato, perché cast storico e fresche reclute si contagiano da sempre al momento di mettere in scena la storia del ricco e gaudente giovane (interpretato da Pietro Romano) di ricca schiatta folgorato dalla chiamata del Signore e pronto a diventare il San Francesco che tutti conoscono: anticonvenzionale, ribelle, disposto a vivere in povertà, a volgere il proprio sguardo verso i sofferenti e persino verso gli animali.
Nato dall'intuizione dell'ex membro dei Pandemonium Michele Paulicelli («Tutto nasce da un viaggio che feci ad Assisi. Rimasi affascinato dall'atmosfera del luogo e dalla figura del santo»), Forza Venite Gente ha toccato le 2.253 repliche, raccogliendo più di due milioni di spettatori, in Italia e all'estero (dalla Polonia al Messico).
«Il musical è sempre lo stesso - spiega Roberto Bartoletti, che in questi decenni è passato, nell'oliatissima macchina dello spettacolo, da ballerino a cantante a protagonista nel doppio ruolo del Lupo e del Diavolo -è il pubblico che cambia il proprio approccio. Il personaggio di Francesco riesce sempre a farsi simbolo. Oggi, il santo di Assisi chiama a sé persone di tutti i credi, religiosi e politici. Francesco possiede anche un valore laico, ad esempio, per me che non sono credente».
In ventuno quadri musicali, la storia si incentra soprattutto sugli anni giovanili e sul confronto col padre, Bernardone (Pino Delle Chiaie), che non comprende l'ardua scelta di vita del figlio. A sfidare e tentare il santo, un diavolo pronto ad offrire l'onore delle armi quando Francesco morirà; ad aiutare l'umile frate, le figure allegoriche dell'Angelo Biondo e della Povertà (interpretate da Rita Tomassetti Galdieri).
«È un musical - conclude Bartoletti - che piace ai bambini. Sono sempre stati loro la base del nostro successo, sono loro che chiedono ai genitori di portarli in teatro. Il potere di questo musical è di trasformare l'attitudine della gente». Ogni sera al Nazionale sarà presente un gruppo di Frati Cappuccini, a illustrare la propria attività missionaria e a raccogliere fondi per le mense dei poveri di Sao Luis e Belem, in Brasile.