San Francisco, a centinaia di italiani il kit elettorale non è mai arrivato

Il console in California: «I plichi sono stati consegnati a noi»

nostro inviato a Rosario (Argentina)

Ormai è un piccolo diluvio: documenti, testimonianze, ricorsi. Ogni minuto che passa, aumentano le certezze che nella procedura e nello svolgimento delle operazioni di voto degli italiani all’estero sono molti, e decisivi gli elementi di dubbio che affiorano su quello che è realmente successo durante il voto per i seggi esteri che avrebbero eletto i parlamentari «stranieri» a Montecitorio e a Palazzo Madama. Purtroppo appare ormai evidente che anche ai «blocchi di partenza» le condizioni minime per garantire l’espressione di un pronunciamento democratico non esistevano. In alcuni casi (a dir poco clamorosi), gli elettori che avevano diritto a pronunciarsi non hanno nemmeno ricevuto in tempo il plico con il tagliandino che dava diritto al voto prima della chiusura dello scrutinio. In altri casi – come quello che documentiamo oggi – non lo hanno ricevuto mai.
Un esempio su tutti? Il singolare carteggio del Console italiano a San Francisco, Roberto Falaschi, che ha inviato una lettera al presidente del Consiglio, al ministro degli Esteri e al ministero per gli italiani nel mondo (datata 13 aprile, protocollata con il numero di riferimento 2057) per informare i rappresentanti del governo italiano di un incredibile svarione. Scrive infatti – nel documento che il Giornale è in grado di pubblicare – il console Falaschi: «Porto a conoscenza di codeste autorità che il 13 aprile sono stati consegnati a codesto consolato Generale 1190 plichi elettorali non spediti ai destinatari cittadini con diritto di voto residenti in questa circoscrizione consolare da parte della ditta Boerdzam». Addirittura «non spediti». Possibile? Purtroppo sì. Spiega infatti il console, costernato: «Tale ditta era stata incaricata, così come in occasione delle passate consultazioni referendarie, di procedere alla stampa e all’invio dei plichi elettorali». Aggiunge il diplomatico italiano: «Anche in questa occasione questo consolato Generale si è servito della predetta ditta a seguito delle precedente positive esperienze». Eppure... Eppure, malgrado i precedenti «positivi», la risposta della ditta agli interrogativi del console su come si potesse essere verificato un tale macroscopico errore è stata disarmante: «La ditta ha dichiarato che per un errore materiale non erano stati spediti dal personale addetto e pertanto lasciati nel deposito della suddetta ditta». Un madornale infortunio tecnico di cui esistono prove evidenti: «Detti plichi – conclude infatti il responsabile della rappresentanza italiana a San Francisco – sono attualmente in custodia nei locali di questo Consolato generale e a disposizione dell’Autorità competente».
A disposizione per farne cosa? Il Console non azzarda ipotesi ma sa bene che il «mancato invio» pone un problema democratico enorme, per quei cittadini che in questo modo sono stati di fatto esclusi dal voto per via di un «errore» postale, e che non potranno più recuperare il loro diritto, né esprimerlo in maniera «differita», visto che i loro voti in questo momento altererebbero il risultato già proclamato dal ministero e dalla Corte d’Appello. Ma il problema che pone la lettera del Console è ancora più ampio. Secondo quanto dichiara a il Giornale l’ex ministro Mirko Tremaglia «sono decine di migliaia, nella migliore delle ipotesi, gli italiani all’estero che per via di disguidi come questo, o per motivi di irreperibilità dettati da errori nelle liste di residenza compilate dai consolati non hanno ricevuto il tagliando elettorale. E che sono stati, di fatto, privati di un diritto che era stato loro riconosciuto dalla legge che porta il mio nome».
Un bel problema, che dimostra come la macchina amministrativa del ministero degli Esteri non fosse pronta a sostenere un impegno delicato come quello delle ultime elezioni politiche. E che è ancora più dirompente in un momento in cui presso la giunta elettorale dei due rami del Parlamento pendono decine e decine di ricorsi. Un problema di cui qualcuno, a Palazzo Chigi o al Quirinale dovrà in queste ore farsi carico.
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