San Giacomo, 7 secoli di storia cancellati da un tratto di penna

I medici: «Per noi oggi è come un funerale» Desideri: «L’hanno chiuso non perché fatiscente, ma per fare cassa»

È un ragazzo romano di 22 anni l’ultimo paziente visitato dai medici del pronto soccorso dell’ospedale San Giacomo, che martedì a mezzanotte ha chiuso i battenti dopo 672 anni di attività ininterrotta.
Alessio è giunto in ospedale alle 23.55. Per lui nulla di grave, solo qualche giramento di testa durante la partitella a calcetto con gli amici. «Con questo ultimo paziente si chiude un pezzo importante della nostra storia, ma direi anche di quella di Roma - afferma il primario del pronto soccorso, Beniamino Susi - Stiamo elaborando un lutto doloroso, non pensavamo che si arrivasse alla chiusura di questo ospedale storico». Mentre alcuni infermieri mettono nastro adesivo sulle insegne del reparto, all’ingresso dell’ospedale, a pochi metri da via del Corso, alcuni medici in camice bianco danno vita a una fiaccolata simbolica. «Non sappiamo ancora che fine faremo - dice Ilaria, anestesista - per noi oggi è come un funerale: un lungo percorso iniziato nel lontano 1326 si interrompe amaramente». Nella sua ultima giornata di attività, fino alla mezzanotte, il pronto soccorso il San Giacomo ha registrato 70 accessi. Per lo più sono stati trattati codici bianchi e verdi. Già nella nottata i mezzi del 118, così come previsto da un ordine di servizio aziendale, non hanno effettuato più trasporti presso l’antica struttura del centro storico smistando i vari casi presso altri pronto soccorso.
«Al San Giacomo, rimaneggiato nel corso di secoli, sono attivi reparti modernissimi: delle vere e proprie eccellenze. Programmare la chiusura del pronto soccorso e la cancellazione di una struttura così avanzata è un insulto ai romani», afferma Fabio Desideri, vicepresidente della Federazione dei Cristiano popolari e consigliere regionale del Lazio. «Il pronto soccorso è stato ristrutturato nel 2002 ed è una delle eccellenze dell’ospedale: si effettuano circa 30mila accessi l’anno con una percentuale di codici critici (rossi o gialli) del 12 per cento. Infarti e ictus – spiega Desideri – sono trattati con efficacia grazie ai tempi ridotti di “presa in carico”: dal pronto soccorso stesso alla terapia intensiva coronarica, alla rianimazione e alla neurologia. Il reparto, inserito dal 2002 nel progetto Piano di evacuazione di massa di feriti, è impegnato in tutti gli eventi critici relativi alle manifestazioni che si concentrano fra piazza del Popolo e il Vaticano. È il primo a essere interessato da eventuali emergenze determinate da attentati terroristici». E ancora: «La verità - continua Desideri - è che il San Giacomo non viene chiuso perché fatiscente, ma per fare cassa: sarà seppellito da una colata di cemento. E il commissario Marrazzo la smetta di dire che il cambio di destinazione d’uso non dipende da lui: si faccia spiegare le leggi 1089 e 1497 del 1939».