Il San Giacomo resterà un edificio pubblico

Certo di anni ne sono passati da quando, nel 1593, il cardinal Antonio Maria Salviati scrisse nel testamento che alla sua morte (poi sopraggiunta nel 1602) tutti i suoi beni sarebbero stati destinati al mantenimento e alla gestione dell’ospedale San Giacomo, «anche nei secoli a venire». In più una clausola, che ora rischia di rimettere in discussione la destinazione della ormai ex struttura sanitaria: nel caso in cui fosse stata modificata la sua missione, l’ospedale sarebbe tornato nelle mani degli eredi Salviati.
Il testamento è stato ritrovato tra i documenti custoditi nell’Archivio di Stato e donna Olivia Salviati, assieme alla figlia Polimnia, eredi dell’antico proprietario dell’immobile di via del Corso, lo hanno voluto rendere noto. A scovare le ultime volontà del cardinale tra le carte impolverate dell’archivio, nel corso di una ricerca per un libro, è stata Francesca Di Castro, vicepresidente dell’associazione Roma Tiberina, membro del gruppo dei romanisti aderente a Italia Nostra. Il documento è di difficile comprensione. È scritto in latino medioevale notarile e servirà uno specialista in normative cinquecentesche per tradurlo correttamente. «Tra gli allegati - spiega la Di Castro- c’è una lettera di Paolo V che attesta tutta una serie di divieti, tra cui quello di donare, locale e trasferire qualsiasi possedimento relativo alla donazione del cardinale Salviati». Il testamento non può essere ignorato, secondo Carlo Ripa di Meana, presidente romano di Italia Nostra: «C’è, esiste, e questo deve far riflettere il governatore Marrazzo, anche al di là dell’aspetto giuridico, perché significa che c’è una volontà sul San Giacomo che non si può scantonare nè stravolgere con formulette furbesche. Il San Giacomo non sarà espiantato dal cuore di Roma. Cada il mondo noi faremo tutto ciò è possibile per salvarlo. Anche se il testamento non fosse utilizzabile continueremo questa battaglia». Battaglia che intanto prosegue per le vie legali. Italia Nostra, infatti, ha presentato un esposto in Procura contro la chiusura del San Giacomo. «Nella denuncia - spiega l’avvocato dell’associazione, Giovanni Iacovoni - si fa riferimento allo smembramento dei servizi d’eccellenza dell’ospedale con indicazioni della delibera dell’azienda dello scorso 15 settembre, che impone la dismissione entro il 31 ottobre». Nella seconda parte dell’esposto si chiede invece di fare chiarezza sull’ambulatorio polifunzionale che dovrebbe sostituire i servizi dell’ospedale. «È stato un vero e proprio sopruso chiudere il pronto soccorso - dice Ripa di Meana - Si è diminuita la copertura per i cittadini».
Al termine di un incontro in Campidoglio con il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e il sindaco Gianni Alemanno, il presidente Marrazzo esclude le ipotesi di speculazione avanzate da più parti: «L’ospedale viene chiuso per un problema di appropriatezza, la decisione è stata presa da un commissario ad acta e i parametri sono stati concordati». È stato assicurato che il San Giacomo chiuderà e non sarà più un ospedale. Ma con tutta probabilità l’edificio resterà pubblico. «Possiamo fare tutto - spiega Marrazzo - ma non abbiamo l’obbligo di venderlo». Ancora Alemanno: «Bisogna fare in modo che l’edificio rimanga a disposizione della città».