San Giovanni Rotondo, un milione di devoti per le spoglie di Padre Pio

Boom di prenotazioni per vedere il corpo del santo esposto tra due giorni a San Giovanni Rotondo. Nonostante molti intellettuali parlino di "macabra superstizione", i fedeli dimostrano di voler vedere per credere

Rino Camilleri

Sono già un milione le prenotazioni per andare a vedere il corpo di Padre Pio, che sarà esposto nel santuario di Santa Maria delle Grazie, a San Giovanni Rotondo, fra due giorni. Seicento visite all’ora, secondo le previsioni. Il popolo cattolico ha parlato. Malgrado il ribrezzo verso la «macabra, feticistica superstizione» che provano intellettuali e cattolici adulti, una ripulsa che ricorda l'antichissimo disprezzo gnostico verso la materia e la carne santificate dall'Incarnazione di Dio.

Qualcuno, che auspica una fede più «pura», talvolta non resiste all'impulso di dar lezioni e rammenta l'ammonimento di Cristo a Tommaso: «Beati quelli che crederanno senza aver visto». Tommaso aveva voluto toccare piaghe e ferite. Era un feticista superstizioso? No, era un razionale, come noi moderni ci vantiamo di essere. Infatti, non risulta sia stato espulso dal collegio apostolico o dal Regno dei Cieli.

Ha pensato Claudio Magris, sul Corriere della Sera del 16 aprile, a dar voce a chi ritiene l'esposizione del corpo di Padre Pio un atto sacrilego: «Gli rende più onore di chi si esalta per gli olezzi di rose, violette e gigli che sarebbero sparsi dalle piaghe di un santo non solo seriamente messo in discussione da alcuni critici (si riferisce al libro di Sergio Luzzatto, ndr) ma ora anche degradato a santone da suoi improvvidi seguaci». Santone? Chi scrive, avendo a suo tempo pubblicato una biografia del santo (Piemme), può assicurare che, senza miracoli, bilocazioni, profumi, profezie, guarigioni, Padre Pio non se lo sarebbe filato nessuno. Magris non le manda a dire: «idolatria feticista», «gli effetti speciali delle Madonne di gesso che piangono»; e, in crescendo: «il feticismo superstizioso della macabra esibizione di qualche (...) arto, più o meno putrefatto o conservato, profana non meno del feticismo erotico che si accende per un piede o un seno e non per una persona». Certo, poi viene ricordato il ringraziamento di Gesù al Padre «per aver nascosto queste cose ai sapienti ed averle rivelate ai piccoli», si ammette che la religiosità popolare «ha certamente le sue dimensioni interiori e i suoi valori innegabili», come diceva Paolo VI; emozioni collettive «che esprimono una fede nel mistero e un bisogno di sicurezza». Ma mica tutti hanno «bisogno di sicurezza». Perciò, la religiosità popolare di cui sopra «va valorizzata nelle sue espressioni giuste» (e sarebbero? ndr), purché «purificata dagli elementi negativi» e, sempre come dice Paolo VI, «aiutata a superare i suoi rischi di deviazione».

Si ha l'impressione, tuttavia, che non ci sia gran dimestichezza con le relazioni mediche che accompagnano la constatazione di un miracolo da parte delle autorità ecclesiastiche. Prendiamo, per esempio, S. Riccardo Pampuri, morto nel 1930. Nel 1982 un ragazzino spagnolo, tal Manolo Cifuentes, si perforò accidentalmente un occhio con un ramo mentre lavorava in giardino. Il medico lo dava per perso, quell'occhio. Poiché i dolori erano terribili, la notte il padre gli mise sotto la benda ciò che aveva trovato per caso in un vecchio cassetto: una scatoletta con dentro qualcosa che sembrava un pezzettino di stoffa e una scritta in latino tutta abbreviazioni incomprensibili. Il figlio si addormentò subito e l'indomani si svegliò con l'occhio intatto. Era una reliquia del Pampuri, ma papà Cifuentes non aveva mai sentito nominare quel religioso italiano (che non era ancora santo).

Di queste «superstizioni» sono pieni duemila anni di storia del cristianesimo e, da quando la scienza medica è diventata «moderna», anche i referti conservati negli archivi della Congregazione per le Cause dei Santi. Quel povero padre disperato forse non aveva una fede adulta e forse, nella sua ignoranza, ne aveva anche troppa nella potenza intrinseca delle reliquie. Ma quel che conta è il risultato, anche in queste materie. Come la donna evangelica che toccò la frangia del mantello di Cristo e fu guarita. O quei malati degli Atti, a cui bastava la sola ombra di Pietro per essere sanati.