San-Intesa, il 12 le nozze contrastate

Passera lavora all’accordo con Parigi. In Borsa continua il risiko delle Popolari e anche Mediobanca punta su Bipiemme

Massimo Restelli

da Milano

Santander tenta l’arrocco e si prepara a nominare un advisor, ma già mercoledì 11 ottobre ci sarà un preconsiglio ufficioso del Sanpaolo in preparazione di quello che l’indomani dovrebbe sancire la definitiva fusione con Banca Intesa. Se la nascita del nuovo campione del credito nazionale appare più vicina, ieri a Torino cinque ore di «verifica» con i consulenti di Citigroup non sono state sufficienti per superare i dissensi sul concambio.
Archiviati in un lampo comitato esecutivo e consiglio di amministrazione, l’«animosità» del Santander, del vertice della Fondazione Carisbo e di un consigliere indipendente ha infatti trascinato la discussione da mezzogiorno alle 17,30. Tutte e tre compatti, secondo quanto ha potuto ricostruire il Giornale, a ribadire la proria «netta insoddisfazione» sia per la governance sia per i rapporti di forza della fusione Milano-Torino: 3,115 titoli Intesa contro ogni azione Sanpaolo.
Così come era accaduto a fine settembre i malumori sono tuttavia rimasti inascoltati, da qui la decisione del Santander di nominare già oggi un advisor. L’obiettivo è preparare al meglio sia il prossimo board sia l’assemblea straordinaria. Nella speranza che, oltre ad alcuni Enti, il fronte dei dissidenti possa «arruolare» i fondi di investimento azionisti del gruppo presieduto da Enrico Salza.
Il segnale proveniente da Torino consente in ogni caso all’amministratore delegato in pectore Corrado Passera di concentrarsi sugli ultimi tasselli del nuovo gruppo. Se l’accordo che trasformerà Cariparma, Friuladria e altri 140 sportelli (San-Intesa dovrà cederne 600 per limiti Antitrust) nella contropartita offerta all’Agricole è sostanzialmente cosa fatta, da verificare rimane infatti la stessa valutazione degli asset da trasferire. Cui si aggiunge il nodo del risparmio gestito: la prossima settimana è in agenda un vertice tra Passera e il numero uno di Eurizon, Mario Greco ma i francesi sarebbero ormai disposti a rinunciare al contratto di distribuzione in esclusiva e a riportare in Italia una parte di Caam. Indiscrezioni che se confermate, permetterebbero a Eurizon di quotarsi nei tempi previsti rinviando la realizzazione dei desiderata di Generali nella bancassurance.
In Piazza Affari, accanto al grande risiko continua però a tenere banco anche il riassetto del credito cooperativo: il consiglio che si rincorre tra le case di analisi, Merrill Lynch compresa, è «Comprare Popolare Milano». Stessa filosofia in Mediobanca: una «firma», malgrado Piazzetta Cuccia segua da tempo Milano, dietro cui le sale operative hanno visto la possibilità che la fronda dei sindacati che si è opposta ai piani del presidente Roberto Mazzotta su Bpi, trasformi Bipiemme nella prossima «pedina» dello scacchiere nazionale. Al punto che alcuni analisti sono tornati a calcolare i vantaggi di un’«integrazione industriale» con Unicredit.