San-Intesa: nasce la prima banca italiana

Massimo Restelli

da Milano

La quotazione di Eurizon slitta alla seconda parte del 2007 e per Torino non ci sarà alcun superdividendo che, al contrario, potrebbe essere distribuito il prossimo anno all’intero corpo sociale di Sanpaolo-Intesa. Con un voto «unanime» a Milano e l’opposizione del Santander a Torino, ha preso ufficialmente corpo ieri il nuovo campione del credito nazionale che nel 2009 stima 7 miliardi di utili e vuole rafforzarsi all’estero anche attraverso acquisizioni: a partire da Mediterraneo, Est Europa, Russia, Cina e India. Entro 15 giorni la scelta del nome «nel rispetto delle tradizioni», mentre a fine a novembre-inizio dicembre ci saranno le assemblee dei soci, cui sarà proposto il concambio prefissato di 3,115 azioni Intesa per ogni titolo Sanpaolo.
Un marchio, al vertice in Ue. Sarà pronto entro giugno 2007 il piano industriale di San-Intesa che opererà con un unico marchio ma salvaguarderà le identità locali come Banco Napoli. A dettare la tempistica è stato ieri l’ad in pectore Corrado Passera in una conferenza congiunta, dove il presidente di Piazza San Carlo Enrico Salza, si è detto certo che il neogruppo «sarà una delle poche grandi banche che ci saranno in Europa tra dieci anni».
L’ultima arma del Santander. Alla resa dei conti gli spagnoli del Santander sono stati gli unici a votare contro la fusione preparandosi a dare mandato ai propri consulenti di verificare la congruità del concambio. Il plebiscito di Torino è, tuttavia, il risultato di una lunga discussione in seno al board. Dove alcune Fondazioni non avrebbero mancato di rimarcare la propria «insoddisfazione» pur senza tradurla in un’opposizione diretta o in un’astensione. Esito che, secondo quanto riportato da alcuni indipendenti, avrebbe indispettito il Santander. Tanto che, malgrado in serata Salza si sia detto pronto a trovare una soluzione, Ettore Gotti Tedeschi avrebbe lasciato intendere che se gli advisor convergessero su una differente valutazione di Sanpaolo, Madrid potrebbe impugnare la delibera del cda prima dell’assise.
Bazoli apre alle Fondazioni. Nel 2009 saranno 1,5 miliardi le sinergie attese dalla Superbanca che la prossima settimana sarà sottoposta al vaglio di Bankitalia. Un colosso già oggi superiore a Unicredit per capitalizzazione (12 milioni i clienti) dove è «auspicabile» che le fondazioni accrescano il proprio impegno, ha detto il presidente di Banca Intesa, Giovanni Bazoli. Magari assorbendo almeno parte del pacchetto ceduto dalla Fondazione Cariparma e dal Crédit Agricole che scenderà sotto al 5% attestandosi al «limite che sarà proposto da tutti gli azionisti». Allo studio anche un patto di sindacato «leggero» per accompagnare il gruppo nella «prima fase» dello sviluppo (1,55 miliardi gli oneri dell’integrazione).
Governance a favore dei soci. È previsto un assetto di comando dualistico alla tedesca con un consiglio di sorveglianza e uno di gestione (11 consiglieri). Il primo avrà invece 21 esponenti, 19 dei quali saranno scelti dall’assemblea dall’incorporante Ca’ de Sass, ha proseguito Bazoli, sottolineando che tale governance «tutela al meglio gli azionisti». Anche se certo c’è il «rischio che tale modello sia adottato per motivi mediocri: in vista di una moltiplicazione dei posti».
Possibile un’extracedola. Il concambio rimane immutato e quindi nessuna delle due promesse spose metterà mano al portafoglio prima della fusione. Ma, forse per aumentare la soddisfazione di alcune fondazioni torinesi, dal prossimo anno la prospettiva di un superdividendo diventerà più concreta. «Sarà oggetto di una decisione del consiglio di amministrazione della nuova banca», ha detto Passera ritenendo «verosimile» che possa accadere seppur con modi e tempi da definire. Infine, la volontà di stringere l’asse con Generali, il maggior socio industriale del nuovo gruppo, nella bancassurance: il rapporto con il Leone «nei nostri auspici crescerà. Cercheremo insieme come svilupparlo» ha detto il top banker apprezzando l’eleganza con cui Trieste ha appoggiato l’operazione senza porre «vincoli di alcun tipo».