San-Intesa, Santander all’attacco di Salza

Tutto rinviato al prossimo consiglio del 10 ottobre

Nicola Porro

da Milano

Un comitato esecutivo di quelli accesi per il Sanpaolo. Altroché. Tanto che Ettore Gotti Tedeschi, il rappresentante del primo azionista privato, il Santander, ha fatto verbalizzare le sue richieste. Gli spagnoli chiedono che entro il prossimo cda del Sanpaolo, che si terrà il 10 ottobre, siano forniti ai consiglieri tempi e condizioni della quotazione di Eurizon. E maggiori dettagli sul processo di fusione con Banca Intesa. Nell’acceso dibattito con il presidente Enrico Salza è stata anche posta una questione sulle valutazioni di concambio fatte da Citigroup. Come si diceva un clima incandescente. E con pochi giorni per raffreddarlo. Entro la metà di ottobre Corrado Passera, numero uno di Intesa, deve far approvare dai consigli delle due banche il progetto di fusione per rispettare i termini del Tuf (si veda l’articolo in pagina). Dal canto suo Mario Greco, numero uno di Eurizon, continua dritto per la sua strada: che poi è la quotazione. In una lettera ai suoi dipendenti del 22 settembre scrive tra l’altro: «Gli interessi in campo sono tanti e non sempre il gioco è corretto come dovrebbe essere».
E molti interessi passano proprio per Eurizon: una società dalle tre facce. Composta dal risparmio gestito, dal ramo assicurativo e da quello di Fideuram (che ha in seno la fabbrica prodotti del risparmio e la relativa distribuzione via promotori). Un pasticcio per Passera. La sua gestione di Banca Intesa, figlia delle aggregazioni di diversi marchi storici, ha infatti sempre puntato al retail, all’eliminazione di complicazioni, alla esternalizzazione delle cosiddette fabbriche di prodotto. Ebbene in una San-Intesa che controlli Eurizon (anche se per una parte quotata) dovrebbero convivere due fabbriche di prodotti gestiti (Nextra ceduta ai francesi dell’Agricole e appunto Eurizon) e si troverebbero due fabbriche anche per le assicurazioni (la solita Eurizon e Intesa Vita, la joint venture paritetica con Generali). Difficile credere che se Passera avesse carta bianca non traccerebbe una bella riga blu su questa sistemazione. Le strategie passate di Intesa complottano dunque contro il progetto di Greco. E altrettanto sembrano fare anche gli interessi dei nuovi azionisti della superbanca.
L’Agricole si dovrebbe portare a casa il marchio Cariparma, rimpinguato di qualche centinaio di sportelli. Ma il suo diritto di veto le permette anche di ipotecare il futuro del risparmio gestito della nuova banca. I francesi, infatti, premono per acquisire anche la parte di risparmio oggi contenuta in Eurizon che dovrebbe valere intorno a 1,5 miliardi di euro.
Altrettanto appetitoso è il comparto assicurativo di Eurizon su cui hanno messo gli occhi le Generali, che con il 4,9 per cento saranno azionisti forti di San-Intesa. In questo caso si procederebbe alla fusione tra Intesa Vita (50% Intesa e 50% Alleanza controllata dalle Generali) ed Eurizon Vita. La prima ha un valore vicino a 1,3 miliardi (il parametro preso a riferimento è cosiddetto Embedded value) e la seconda vicina a 1,8 miliardi. In buona sostanza Alleanza per non farsi diluire eccessivamente dovrebbe mettere mano al suo ricco capitale libero, oggi pari a un miliardo di euro. Uno scenario che accontenterebbe due azionisti forti e la ratio industriale di Passera.
Gli è che però un processo di quotazione in Borsa come quello avviato da Greco e approvato dai cda, non si ferma così facilmente. Non è dunque esclusa l’ipotesi di congelare tutto e mantenere lo status quo: sportelli Intesa che vendono polizze Alleanza e prodotti Nextra e sportelli Sanpaolo che vendono merce Eurizon. Resta da vedere come rispettare la bozza di accordo quadro approvato dai primi cda che hanno valutato la fusione e che prevede la formazione di una marchio unico per tutti gli sportelli del gruppo. Evenienza che renderebbe difficile la spartizione di zone di influenza prevista dallo status quo. E altrettanto difficile sarebbe vendere questa soluzione a Generali, che la vivrebbe come una vera e propria sconfitta.
Da queste che per il momento sono solo ipotesi di lavoro resta fuori Fideuram. E si tratta del boccone più ricco, un pasto da 5 miliardi di euro. Pronta, in uno scenario di smembramento di Eurizon, per essere utilizzata come possibile merce di scambio.