San Luca, arrestato il boss Antonio Pelle

Antonio Pelle, detto "la mamma" latitante capo della cosca di San Luca, è stato arrestato questa mattina dalla polizia. Era nascosto in un bunker sotterraneo nelle campagne della Locride

Reggio Calabria - Era nascosto in un bunker, nelle campagne di Ardore, un centro della Locride, Antonio Pelle, il latitante capo dell’omonima cosca di San Luca arrestato stamattina dalla polizia. La cosca Pelle-Vottari è contrapposta da anni al gruppo Nirta-Strangio nella cosiddetta "faida di San Luca". Scontro che è culminato il giorno di Ferragosto del 2007 nella strage di Duisburg, in Germania, con l’uccisione di sei presunti affiliati della cosca Pelle-Vottari.

Nascondiglio sotterraneo L’operazione che ha portato all’arresto del latitante è stata coordinata dal dirigente della squadra mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese. Il nascondiglio di Pelle, secondo quanto riferito dagli investigatori, era sotterraneo e dotato di ogni comfort. Pelle era latitante dall’agosto del 2007, quando si sottrasse all’arresto nell’ambito dell’operazione Fehida, fatta dalla polizia nell’ambito delle indagini sulla faida di San Luca e sulla strage di Duisburg. Secondo gli investigatori, Pelle, comunque, era già irreperibile per sottrarsi ad un’eventuale vendetta da parte della cosca avversaria.

Nel bunker Nella cavità sotterranea gli agenti hanno trovato diverse schede per telefoni cellulari e una mini piantagione di marijuana. Il covo è composto da due stanze, in una delle quali il capo della cosca di San Luca coltivava un centinaio di piantine di marijuana. Altra documentazione è stata sequestrata ed è adesso al vaglio degli investigatori della squadra mobile di Reggio Calabria e del servizio centrale operativo della polizia. Con lui è finito in manette il proprietario del capannone all’interno del quale c’era il bunker. Per Giuseppe Varacalli, 55 anni, di Ardore Marina, l'accusa è favoreggiamento.

La cattura "Pelle è il vero capo della consorteria omonima". A dirlo è stato il capo della squadra mobile di Reggio Calabria, Renato Cortese, durante la conferenza stampa per illustrare l’operazione che ha portato all’arresto di Pelle. "E' il capo di quello schieramento che ha portato all’omicidio di Maria Strangio nel Natale del 2007 e che ha suscitato la reazione delle cosche opposte culminata con la strage di Duisburg. Possiamo dire che Pelle è un capo in piena attività di comando". Pelle era nascosto in un bunker, la cui apertura era accessibile azionando un braccio meccanico posto all’interno della struttura. Stamani quando Pelle ha capito che la polizia aveva scoperto il nascondiglio ha aperto la botola ed è uscito con le mani alzate e senza opporre resistenza. Agli agenti che lo stavano arrestando ha detto "Non sparate, mi chiamo Bellantoni".

I complimenti di Pietro Grasso "L’arresto del latitante Antonio Pelle, pericoloso capo della cosca Pelle-Vottari di San Luca, può portare a rafforzare i rapporti con i colleghi tedeschi impegnati anche loro nella lotta alla ’ndrangheta". Lo dice il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, commentando la cattura del latitante Antonio Pelle da parte degli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria e dello Sco. Il capo della Direzione nazionale antimafia ha chiamato il capo della Polizia, Antonio Manganelli, per complimentarsi dell’operazione. Congratulazioni ha poi rivolto anche al questore di Reggio Calabria, Santi Giuffrè, e al capo della squadra mobile, Renato Cortese.

"Devo sentire la mia mamma" Antonio Pelle era indicato dai componenti della cosca come "la mamma". Pelle, conosciuto anche come "u Vanchelli" è stato condannato nel 1998, in primo grado, alla pena di 19 anni di reclusione ed alla misura di sicurezza delle libertà vigilata per il periodo di 3 anni, ma fu assolto in appello. Nell’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti, emessa dal Gip di Reggio Calabria, si evidenzia "la caratura criminale dell’indagato, il suo rango in ambito mafioso, la devozione nutrita nei suoi confronti dagli affiliati, pronti ad eseguire senza indugio ogni suo suggerimento o richiesta". Nelle conversazioni telefoniche ed ambientali intercettate dagli investigatori nelle indagini sulla faida di San Luca emerge come "la mamma - sostengono gli inquirenti nei provvedimenti di cattura - sia al centro delle discussioni per i vari traffici, come punto di riferimento imprescindibile". Marco Marmo, una delle vittime della strage di Duisburg, in una conversazione telefonica manifesta le sue preoccupazioni perchè deve partire per la Germania per reperire delle armi per il gruppo. "Io vorrei partire subito - dice Marmo - ora però devo vedere cosa mi dice la mia mamma...hai capito?"

A settembre preso "Ciccio Pakistan" Dopo l’arresto di Antonio Pelle si va assottigliando la lista dei latitanti coinvolti nella faida di San Luca. Il 17 settembre scorso, infatti, i carabinieri hanno arrestato Francesco Pelle, detto "Ciccio Pakistan", mentre era ricoverato in una clinica a Pavia. Pelle era ricercato per la strage di Natale a San Luca nella quale rimase uccisa Maria Strangio, moglie di Giovanni Luca Nirta, ritenuto uno dei capi dell’omonima cosca, e tre persone, tra le quali un bambino di cinque anni, rimasero ferite. Attualmente tra gli elementi di spicco che compaiono nella lista dei latitanti per la faida ci sono anche i cugini Giovanni e Sebastiano Strangio, rispettivamente di 29 e 33 anni. Entrambi sono considerati dagli investigatori come gli elementi di spicco della cosca Strangio detta "Iancu", tra le più radicate e pericolose di San Luca. Giovanni Strangio è, in particolare, ritenuto l’autore della strage di Duisburg nella quale furono uccise sei persone considerate dagli inquirenti vicini ai Pelle-Vottari.