San Luca, tutti in bianco per i funerali del perdono

da Milano

Stretta al petto una foto del loro Francesco. Dismesso il nero, colore di lutti e vendette, hanno indossato una maglia bianca in segno di perdono, davanti a una comunità dilaniata dalla faida. I familiari di Francesco Giorgi, la più giovane delle vittime di Duisburg, ieri sera hanno percorso così il sagrato della chiesa di Santa Maria della Pietà, a San Luca, per attendere il feretro del figlio diciassettenne, ucciso con altri cinque dalla ’ndrangheta nella cittadina tedesca. «Il nero è così diffuso a San Luca - hanno detto - quanto è accaduto deve rappresentare la fine delle sequenze di odio e dolore».
Intorno a mezzogiorno il silenzio surreale di San Luca era stato rotto dalle preghiere di una processione improvvisata e guidata dal vescovo di Locri, Giancarlo Bregantini, accompagnato da una cinquantina di sacerdoti e fedeli. «Dio li inseguirà fino alla fine della loro vita - ha detto il presule dei killer - ora speriamo che sappiano cogliere l’occasione di questi funerali per capire quanto male hanno fatto, possano convertirsi e cambiare vita».
Elisa, la sorella minore di Francesco, ha diretto il coro della chiesa e suonato l’organo, come fa abitualmente. «Questa famiglia - ha detto il vescovo - ha spezzato le catene della vendetta chiedendo di parlare di pace, è un segno che cambiare in Calabria è possibile».
Le salme di Francesco Giorgi, Marco Marmo e Sebastiano Strangio erano arrivate a San Luca intorno alle 19. Ad attenderle un migliaio di persone. «C’è tutto il paese - ha detto don Pino Strangio nella sua omelia - ma la vita che viviamo non sembra più vita, ma un vivere da morti. Da dicembre la nostra storia si è fermata, oggi ci troviamo nell’abbandono e nella paura per questi orrendi delitti. Alla comunità dico che non basta condannare: mostriamo al mondo che oggi ci addita come una mela marcia che siamo costruttori di pace».
In mattinata erano state celebrate a Siderno le esequie di Francesco e Marco Pergola. Arrivate a Reggio Calabria all’alba, le salme per ragioni di ordine pubblico erano state condotte in chiesa, dove le hanno accolte lunghi applausi e le parole del sindaco, Alessandro Figliomeni, presente «per testimoniare la vicinanza a una famiglia onesta».
Alla fine della messa, come disposto dal prefetto, sono state portate direttamente al cimitero senza corteo funebre. «I miei figli erano in Germania solo per lavorare - ha detto Cosimo Pergola, appuntato di polizia in pensione, 35 anni in servizio al commissariato di Siderno - erano innocenti e noi cerchiamo giustizia, non vendetta». I funerali di Tommaso Venturi, 18 anni, la sesta vittima, si celebreranno in Germania, dove era nato e dove vivono i genitori.
Dalla Germania intanto arriva la notizia di un’inedita ricostruzione della «strage di Ferragosto»: non sarebbe Marco ma Sebastiano Strangio l’obiettivo principale della ’ndrangheta: doveva morire perché «era diventato troppo potente e avido per la sua stessa famiglia». Questo il movente a giudizio di un pentito (e testimone della polizia), intervistato dal quotidiano tedesco Bild.
Secondo «Lorenzo», 38 anni, Sebastiano Strangio «era un cuoco eccellente», «tanto che con il suo ristorante la mafia era riuscita a ripulire molto denaro proveniente dal traffico di droga», ma «come ringraziamento lui voleva il controllo su un numero maggiore di ristoranti di Duisburg: la sua sentenza di morte». In base a questa testimonianza la polizia indaga ora in un’altra direzione. E gli altri cinque sarebbero stati uccisi perché «i killer non volevano testimoni».