A San Marco rischio salmonella I piccioni spaventano Venezia

Rilevati dall’Asl i primi casi concreti di infezione: sono anziani e bambini i più esposti al pericolo

Venezia - La soluzione potrebbe essere radicale: vendere proiettili al posto del grano e, contemporaneamente, affittare carabine e aprire ufficialmente il campionato mondiale di tiro al piccione. Ci sarebbe da ridere se a San Marco, e in tutti i sestieri di Venezia per la verità, non ci fosse da piangere. Perché c’è veramente da piangere, almeno a leggere il drammatico rapporto del Dipartimento di prevenzione dell’Asl 12, consegnato al Comune nel settembre dell’anno scorso e pubblicato ieri dal quotidiano La Nuova Venezia.

«Risulta evidente - scrive il direttore Sergio Lafisca - che i colombi di Venezia sono vettori di malattie e, qualora la situazione rimanga inalterata, oltre all’ovvio obbligo di mettere immediatamente al corrente le autorità competenti, dovrà anche essere presa in seria considerazione la necessità di informare la popolazione e i turisti del reale rischio sanitario, che deriva dal contatto diretto con i colombi e con le loro deiezioni, rischio sicuramente sempre maggiore per i soggetti giovani, anziani e per quelli con diminuita risposta immunitaria».

Neanche il linguaggio burocratico riesce ad attutire l’allarme: il guano dei piccioni, calpestato quotidianamente da migliaia di turisti, ha già provocato casi specifici di infezione da salmonella, certificati dall’Asl, che ora chiede al sindaco Massimo Cacciari di prendere immediati provvedimenti.

Il sindaco, responsabile per legge della salute pubblica, non perde tempo e, per cominciare, propone di trasferire i diciannove banchetti che a San Marco vendono sacchettini di grano a due euro l’uno, a quei turisti che si divertono a dar da mangiare ai piccioni.

«Non si può andare avanti così», avverte l’Asl, puntando il dito sull’elevato rischio di contagio. A Venezia ci sono oltre centomila colombi e invece di moltiplicarli fornendo loro il cibo, sarebbe il caso di studiare un sistema per ridurne il numero di almeno dieci volte. Le strade possibili sul piano tecnico-scientifico sono diverse, dalla contraccezione all’uso di «dissuasori» speciali, come possono essere per certe aree i falchi, o anche un intervento drastico sul piano dell’alimentazione. Una parola.

Intanto il Consiglio comunale, su mozione del verde Beppe Caccia, ha stoppato il trasferimento dei banchetti. Cacciari proponeva di risarcire i titolari con licenze di altro tipo. Niente da fare, secondo il Consiglio è preferibile un «equo indennizzo» da riconoscere ai singoli ambulanti. Peccato che molti siano lì da decenni e che l’indennizzo, alla faccia dell’equità, possa arrampicarsi fino a vette di 600mila euro. Moltiplicando per diciannove si può capire come il Comune proprio non possa permettersi un simile salasso.

La salmonella, però, non si debella con le polemiche e con i distinguo dialettici. La mozione consiliare prevede che entro il prossimo 30 aprile sia comunque attuata la delibera che prevede lo spostamento dei banchi di grano. Dopodiché, qualcuno inventi un rimedio che abbia la stessa efficacia del tiro al piccione.