San Martino, il camposanto per «atleti»

San Martino, a Pegli. Dalla stazione ferroviaria non è lontano, basta salire per via Martino da Pegli, e il gioco è fatto. Ma una volta arrivati, i disagi saltano subito all'occhio. Una scalinata imponente accoglie il visitatore. Non spaventa, ma impensierisce chi quei gradini li deve fare ogni volta che si reca al camposanto. Come la signora Silvana che non smette di fermarsi a ogni rampa per riprendere fiato: «Non ce la faccio più. Ho settantaquattro anni e ogni volta che vengo al cimitero devo munirmi di spray cortisonico per respirare». Ma non è la sola a lamentare questa situazione, diventata oramai insopportabile per molti dei residenti che fanno visita al cimitero. Eppure basterebbe tenere sempre aperto il cancello secondario (quello che affaccia su villa Doria) per risolvere il problema. E invece no! Perché il cartello esposto fuori è chiaro: «Il cancello chiude alle 12». Il cimitero resta aperto invece tutti i giorni dalle 7.30 alle 17 (la domenica invece l'orario è dalle 8 alle 13). Questo significa che quando le campane della vicina chiesa dei Santissimi Martino e Benedetto rintoccano mezzogiorno, i parenti dei defunti devono passare per l'ingresso principale, e farsi un bel po' di gradini in più. E questo proprio non va giù soprattutto a chi fa fatica a camminare. «È vero, prima non c'era la possibilità di usufruirne neanche di mattina. Ma a questo punto cosa cambia se resta aperto tutto il giorno, compatibilmente con gli orari del cimitero?. Non credo sia una richiesta assurda - aggiunge ancora Silvana -. Bisogna che qualcuno in Comune si renda conto che l'ottanta per cento della gente che viene qui, è anziana». Ma l'insofferenza dei pegliesi non si limita soltanto a questo. Va ben oltre. Le proteste sollevate riguardano anche la mancata sicurezza all'interno del camposanto. Perché accusano alcuni di loro: «Il rischio di furti è elevato. Hanno già scippato diverse persone. Addirittura a un pensionato hanno portato via 800 euro. Li aveva appena ritirati dalla posta. Lo hanno seguito e poi derubato. E non è certo un episodio isolato». In effetti dal muro di cinta - quello che confina con villa Doria - scavalcare è uno scherzo. E anche in questo caso le critiche non risparmiano l'amministrazione comunale, rea di non aumentare il personale e intensificare i controlli. Basta continuare a dare un'occhiata in giro per capire che alcune zone del cimitero (composto da otto campi comuni, un campo trentennale, centinaia di colombari, due campi protestanti e tombe di famiglia), sono in balia del degrado. L'erba è alta, l'edera è arrivata a coprire alcune lastre di marmo dei colombari. Non mancano poi le mattonelle divelte, gli intonaci crepati e alcuni marmi perimetrali dei campi, sono rotti. Questa la condizione in cui versano soprattutto le prime terrazze. La parte superiore invece si presenta in migliori condizioni. C'è più manutenzione, più cura degli ambienti e più ordine. Ma quello che non va giù ai pegliesi è anche la difficoltà nell'acquistare nuovi loculi. In vendita sono rimasti soltanto i cinerari. «Non ci sono colombari e non credo ne costruiranno dei nuovi. Del resto ora è di moda la cremazione - lamentano Giacomo e Paolo, residenti della zona -. Dicono che così facendo si risparmi spazio. Questo cosa significa che per essere seppelliti a Pegli dobbiamo essere cremati? E se non siamo d'accordo cosa accade, ci seppelliscono a Nervi Tre?. Forse alla fine le cose andranno proprio così. Perché qui almeno per il momento l'unica cosa che si vende sono i cinerari».