San Martino, guerra in tribunale

Alle accuse del professor Berti Riboli replica il direttore Cosenza che annuncia querela

Fabrizio Graffione

Conferenza stampa, ieri, del professor Edoardo Berti Riboli, per ribadire le ragioni della sua personale «guerra» contro il direttore generale del San Martino, Gaetano Cosenza, colpevole, a suo giudizio, di averlo allontanato dall’incarico al compimento del 67° anno. Nel frattempo, il professor Berti Riboli ha annunciato che, oltre al gruppo di Forza Italia, anche il consigliere regionale dell'Italia dei Valori, Patrizia Muratore, ha depositato un'interrogazione al presidente Burlando, per fare luce «sul malessere diffuso nell’ospedale», e in particolare sulle presunte «pressioni» ricevute nei mesi scorsi quando era presidente di commissione di un concorso per un posto da «ordinario» in chirurgia generale. Il luminare, inoltre, insieme all'avvocato Silvio Romanelli, ha reso pubblica la sua denuncia nei confronti del direttore generale Gaetano Cosenza per diffamazione a mezzo stampa e per abuso in atti d'ufficio. «La diffamazione a mezzo stampa - spiega Romanelli - deriva dalle gravi affermazioni di Cosenza che ha bollato di insufficiente produttività l'operato di Berti Riboli». Immediata e secca la replica del direttore generale del San Martino che preannuncia querela nei confronti di Berti Riboli: «Sulle argomentazioni della conferenza stampa non ho nulla da aggiungere - sottolinea Cosenza - a quanto già ribadito più volte in precedenza, e in particolare sul fatto che non è stata esercitata nessuna pressione in occasione di decisioni che non sono nemmeno di competenza di questa direzione generale. Per quanto riguarda il professor Berti Riboli, confermo che si tratta di un professore universitario semplicemente uscito dalla convenzione Università-Azienda ospedaliera, ma continua a fare il professore universitario». Infine, l’azione in sede legale: «Il San Martino ha tre pilastri: competenza professionale, onestà, trasparenza. Ho dato incarico all’avvocato De Vincentiis di tutelare l’azione dell’Azienda, del direttore generale e rappresentante legale, nelle sedi legali opportune (e non in conferenza stampa) per consentire a chiunque di conoscere i particolari della vicenda».