San Martino, non chiude il padiglione «fuorilegge»

La chirurgia universitaria non è a norma, ma per il direttore del dipartimento il caso non è drammatico

Il reparto di clinica chirurgica dell'azienda ospedaliera universitaria non è a norma, ma non verrà chiuso. Al Giornale, già venerdì pomeriggio, lo hanno assicurato sia Gaetano Cosenza, direttore generale di San Martino, sia Berti Riboli direttore del dipartimento di chirurgia. L'allarme è scattato in seguito a una lettera dell’11 luglio, indirizzata dai vigili del fuoco al sindaco, al prefetto, a Cosenza e al rettore Gaetano Bignardi. Nel documento vengono segnalate le inadempienze del reparto alle norme previste per legge. Carenze gravi come la mancanza dei vani ascensore di «un vano corsa di tipo protetto» o l'assenza di un sistema d'allarme antincendio e altro ancora, per un totale di due fogli fitti di osservazioni. L'edificio non è di proprietà dell'ospedale, ma del demanio pubblico che l'ha concesso in affitto all'università. Il San Martino risulta comunque responsabile per la parte assistenziale (100 posti letto nel reparto diretto dal prof. Torre), mentre per la parte dedita alla didattica e alla ricerca la direzione è affidata al professor Berti Riboli. Questa situazione ingarbugliata è quella che ha portato anche a un palleggio di responsabilità e accuse, in particolare tra Berti Riboli e Cosenza. La situazione al «padiglione 19» però, ora necessità una svolta: martedì ci sarà un incontro determinante tra Cosenza e Bignardi per sapere cosa ne sarà del reparto di chirurgia nell'immediato futuro. Perché a lungo termine, secondo il progetto di riorganizzazione sanitaria definito con la Regione, la clinica chirurgica verrà inserita nel nuovo monoblocco che nascerà a San Martino, sotto la diretta gestione dell'ospedale. «Vogliono genufletterci ulteriormente alla direzione generale dove operano missionari della politica locale» accusa Berti Riboli. «Queste affermazioni non meritano risposte», replica Cosenza, che aggiunge: «Se fosse stato di nostra competenza avremmo già provveduto, ma la legge ce lo vieta perchè l’edificio è dell’Università». Davide Meta, comandante provinciale dei vigili del fuoco avverte: «Sarebbe insensato che dopo questa nota ufficiale costringano l'autorità di competenza a imporre realmente una chiusura forzata». Cosenza dice che non sono state indicate date limite oltre cui, senza provvedimenti, il reparto verrà chiuso. In realtà, scadenze erano già state fissate dal comando provinciale dei vigili del fuoco quando erano stati concessi sei mesi di tempo per rimettere l'edificio a norma. Nulla però è stato fatto e «abbiamo registrato - spiega Meta - l'inerzia delle autorità competenti». In seguito alla scadenza «dell'ultimatum», e dopo un ultimo sopralluogo del 29 maggio è scattata la diffida formale, che «è un consiglio ma gravido di conseguenze». L'eventuale decisione di chiusura del reparto la potrà prendere l'autorità giudiziaria. «Soluzioni al momento non ne abbiamo» spiega Cosenza, ma il buon senso lascia sperare che tutti vogliano scongiurare la chiusura del reparto. Berti Riboli però estende la questione: «Il nostro padiglione ha circa trent'anni , e non è chiaramente in grado di rispettare certe norme. E questo lo sanno tutti, così come tutti sanno che neanche il Dimi e altri edifici dell'azienda ospedaliera universitaria sono a norma, ragioni per cui non capisco questo accanimento nei confronti della clinica chirurgica». Di più: «Alcuni lavori, noi come università li abbiamo fatti, e sono stupito che la diffida sia avvenuta solo il giorno dopo la mia rielezione. La situazione non è drammatica, e se ci fosse stato un reale pericolo per i pazienti, presumo che la nota sarebbe arrivata il giorno seguente ai controlli e non due mesi dopo». Secondo Cosenza tutte le strutture gestite direttamente dal San Martino sono a norma. E se i vigili del fuoco sono naturalmente disinteressati dalle diatribe interne tra ospedale e università e sebbene i controlli alla clinica chirurgica siano partiti lo scorso autunno in seguito a un incendio avvenuto nel «padiglione 19», chiariscono: «Se esistono altre strutture non a norma - dice Meta - mi auguro ci vengano segnalate e provvederemo a ulteriori controlli». L’assessore regionale alla Sanità Montaldo precisa: «Da parte della Regione c’è la massima disponibilità, ma se si pensa di mettere in campo una battaglia legale si andrà verso la chiusura dei 100 letti».