San Miniato, due lapidi per due verità

Dopo 64 anni di equivoci una targa attribuisce ai nazisti il bombardamento fatto dagli alleati. Da oggi un'altra, scritta dall'ex presidente della Repubblica Scalfaro, ristabilisce i fatti. Incolpando sempre i nazisti...

Pisa - Due lapidi, poste una accanto all’altra, in memoria dello stesso eccidio. La prima era lì, sulla facciata del Municipio, da oltre cinquant’anni. Consacrava una verità per così dire ufficiale, storicamente e politicamente corretta. E cioè che il massacro di 56 persone, spazzate via all’interno del Duomo di San Miniato il 22 luglio 1944 - da cui il film dei fratelli Taviani: «La notte di San Lorenzo» - fu causato da una granata tedesca. Ovvero dalla perversa volontà di sterminio dei nazifascisti.

Su quella murata ieri (fa piangere anche questa: ma dal ridere. Temperato, il gran ridere, dalla sobria, doverosa rimembranza dei caduti) c’è scritto che non ai tedeschi, cattivi per principio, deve essere fatta risalire la responsabilità di quella strage; ma agli americani, buoni per principio ma piuttosto svelti, talvolta, quando c’è da far tuonare il cannone. Insomma la vecchia epigrafe («Non necessità di guerra ma pura ferocia spinse gli assassini a lanciare micidiale granata nel tempio maggiore») è un falso storico non meno micidiale della granata suddetta, sparata da un battaglione di artiglieria americano. Ma questo si sapeva da almeno otto anni. Un’inchiesta giornalistica prima, una «revisione» di storici di mestiere poi aveva portato alla luce la verità.

Sicché, da almeno quattro anni l’amministrazione di sinistra di San Miniato, ridente borgo tra Pisa e Firenze, si arrovellava intorno al busillis. Come conciliare la verità dei fatti con la verità conclamata per cinquant’anni dalla vulgata resistenziale? Di quel diuturno, sofferto lambiccarsi il cervello ha dato un saggio l’altro ieri il sindaco di San Miniato, Angelo Frosini. Sentite che roba: «L’emergere, in anni recenti... di una verità che si colloca in parziale difformità da quanto affermato dalla lapide attualmente collocata... ha indotto l’amministrazione a definire un percorso per integrare e modificare il testo della lapide... La strada che abbiamo deciso di percorrere è stata individuata nell’agosto scorso, quando la giunta mi ha incaricato di individuare una personalità, di assoluto rilievo, alla quale affidare l’incarico di elaborare una sintesi scritta...» eccetera eccetera.

Insomma, di rimuovere la vecchia lapide non si parlava neppure.
Il sindaco Frosini cercava, dice in sostanza nel suo impervio ragionamento, un Tartufo di gran nome. Un professionista dello stentoreo e del ridondante. Ma anche una faccia di marmo. Un raffinato esegeta di quel cerchiobottismo ruffiano al retrogusto di sacrestia, condito con un nonnulla di umori vetero resistenziali. Pensa e pensa, ecco infine il colpo di genio. Chi meglio di Oscar Luigi Scalfaro, l’ex presidente della Repubblica passato alla storia per il suo «Io non ci sto?».

Scalfaro accetta l’arduo compito e un anno dopo, ecco pronto il suo marmoreo essudato che ora ammonisce cittadini, turisti e viandanti del ridente borgo toscano che si soffermano naso all’aria davanti alla restaurata facciata del municipio. Epigrafe stupenda. Elegante, sinuosa e ipnotica come la danza del pitone. Perché ristabilisce sì la verità dei fatti, ma con una giravolta dialettica degna della Dc dei Moro e dei Rumor martella il concetto espresso dalla prima lapide: e cioè che la colpa è dei nazisti, mica degli americani, che sono buoni per principio anche agli occhi delle amministrazioni di sinistra, quando gli conviene. Sentite: «La ricerca storica ha accertato che la responsabilità di quell’eccidio è delle forze alleate. La verità deve essere rispettata e dichiarata sempre», tuona Scalfaro. Ma questo è il colpo al cerchio. Quello alla botte è il seguente: «È anche verità che i tedeschi, responsabili della guerra e delle ignobili e inique rappresaglie, con la complicità dei repubblichini, proprio in questa terra avevano seminato distruzioni, tragedie e morte. È la guerra. Proprio per questo la Costituzione italiana proclama all’articolo 11: l’Italia ripudia la guerra».

Sintesi mascalzona, come già notava il medievista Franco Cardini, che a lungo si è battuto perché quella lapide bugiarda venisse rimossa: «Nessuno, nemmeno il peggior criminale della terra - così scriveva cinque anni fa Cardini - può essere ritenuto responsabile di delitti che non ha commesso con la scusa che, comunque, ne ha commessi altri. Tutto ciò, prima di essere vergognoso, è grottesco». Detto così, in sintesi.