San Raffaele, adesso il fallimento è più vicino: il "buco" potrebbe superare il miliardo di euro

Ultimatum della Procura di Milano a Flick: il piano di salvataggio va presentato entro il 15 settembre. L'amministrazione straordinaria è l'ipotesi più sgradita alle banche. Oggi i funerali di Mario Cal, l'ex vicepresidente morto suicida lunedì

Milano - È una questione di numeri, e di tempo. Prima, i numeri. Perché la riflessione di un investigatore apre uno squarcio inquietante sui conti del San Raffaele. «Siamo sicuri che il debito è di un miliardo?». Ecco il punto. Magistrati e finanzieri che stanno studiano il dossier sui bilanci del colosso ospedaliero non escludono che il baratro sia anche più profondo di quanto non sia fin qui emerso. E non intendono mollare la presa. Anzi. E qui subentra il fattore tempo. Fra quanto la Procura presenterà l’istanza di fallimento? Un mese e mezzo, al massimo. L’«ultimatum» scadrà il 15 settembre.
Ieri Giovanni Maria Flick, ex ministro della Giustizia e attuale membro del consiglio d’amministrazione dell’ospedale di via Olgettina, ha incontrato il presidente della sezione fallimentare del tribunale di Milano, Filippo Lamanna, alla presenta del pubblico ministero Lugi Orsi, titolare del fascicolo assieme alla collega Laura Pedio. Un faccia a faccia di oltre mezz’ora per concordare il cammino di un possibile risanamento per il San Raffaele. I termini dell’accordo sono estremanente stringenti per il colosso ospedaliero. Flick, infatti, aveva chiesto tre mesi per predisporre il piano di riassetto finanziario e salvataggio del gruppo. Ma la Procura ha risposto picche. Massimo un mese e mezzo. La deadline, infatti, è stata fissata per la prima metà di settembre, e con l’obbligo da parte dei nuovi amministratori del San Raffaele di informare passo per passo la Procura delle misure adottate per evitare il crac. Sullo sfondo resta anche l’ipotesi - spinta dalla Santa Sede, che esprime 4 consiglieri su 7 nel board della Fondazione - di traghettare il gruppo verso l’insolvenza per poi chiedere al ministero dello Sviluppo economico l’ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria prevista dalla Legge Marzano. Uno scenario che preoccupa le banche, esposte centinaia di milioni, e che vorrebbero rientrare dei crediti al più presto. La nuova ammnistrazione, però, garantisce di avere liquidità sufficiente per pagare dipendenti, fornitori e passività correnti.
I pm Orsi e Pedio, però, non restano a guardare. Il fascicolo sulla morte di Mario Cal (i cui funerali si celebreranno oggi a Milano), inizialmente affidato al pm Maurizio Ascione, è passato nelle loro mani. Una mossa che consegna alla Procura il titolo giuridico per avanzare un’istanza come previsto dalla legge fallimentare. Anche ieri, poi, Orsi e Pedio hanno ascoltato come persone informate sui fatti alcuni membri della Fondazione San Raffaele Monte Tabor, per provare a ricostruire gli aspetti più critici di una gestione finanziaria che ha accumulato debiti e mangiato milioni. L’analisi della documentazione sequestrata sta continuando. Il Nucleo di polizia tributaria della Gdf di Milano sta effettuando una ricongizione sul materiale contabile trovata negli uffici e nell’abitazione di Cal. Ma negli ambienti investigativi si fa strada l’idea che non tutto sia ancora venuto a galla. La situazione contabile e debitoria del San Raffaele, spiega una fonte investigativa, sarebbe infatti «opacissima». Gli esempi non mancano. Dagli alberghi di lusso in Costa Smeralda ai terreni in Brasile, fino a una società neozelandese - la Assion - da cui la Airviaggi - totalmente controllata dalla Fondazione - compra un jet per 12 milioni di euro, poi spariti nel fallimento della Assion. Il dubbio che affiora - come riportato ieri dal Corriere della Sera - è che l’operazione sia servita a creare fondi neri da destinare alla politica. Un’ipotesi, questa, ieri smentita «categoricamente e nettamente» da via Olgettina.