San Raffaele, il consiglio approva il piano di rilancio

San Raffaele, il piano di risanamento c’è: l’appuntamento con la Procura per evitare il fallimento potrà essere rispettato. Il consiglio d’amministrazione della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor ieri ha dato via libera, all’unanimità, al documento che sarà presentato al giudice del Tribunale di Milano lunedì.
Ovvero, dopo avere ottenuto la certificazione da parte dei periti, Angelo Provasoli e Mario Cattaneo - un tassello fondamentale del complesso mosaico su cui poggia il rilancio del colosso sanitario - che comunque le indiscrezioni danno già per acquisita. Così come l’approvazione delle banche, esposte per oltre 400 milioni, tra cui Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Popolare di Sondrio e Ubi: il loro ruolo è fondamentale per garantire liquidità nei prossimi mesi, rendendo il meno traumatico possibile il passaggio dalla struttura attuale alla newco, controllata dallo Ior e dalla famiglia Malacalza.
«Tutte le banche - ha spiegato il vicepresidente del San Raffaele, Giuseppe Profiti - hanno accolto positivamente il nostro piano e si sono dette disponibili anche per le nuove linee di credito» che, sempre secondo indiscrezioni, dovrebbero ammontare a 30-40 milioni di euro».
Il percorso per salvare il San Raffaele, travolto da 1,5 miliardi di debito, resta quello annunciato in occasione del consiglio del 14 settembre: l’offerta di 250 milioni per l’acquisizione delle attività core, effettuata in quote uguali da Ior e famiglia Malacalza, darà il via all’operazione. Contestualmente è previsto un accollo in capo alla newco di passività stimate in circa 500 milioni. Nella nuova società confluiranno le attività cliniche e di ricerca (compreso Laboraf, Resnati e Science Park): è già allo studio l’ipotesi di acquisizione del nuovo ospedale di Olbia e sono in via di definizione gli accordi per le iniziative del San Raffaele G. Giglio, di Cefalù, e del San Raffaele del Mediterraneo, di Taranto. La newco Ior-Malacalza controllerà poi una Fondazione «che avrà esclusivamente compiti di salvaguardia dello spirito originale dell’istituto», viene spiegato. Infine, il piano di concordato prevede il soddisfacimento integrale di tutti i creditori privilegiati e il pagamento dei restanti creditori in una percentuale che potrà variare tra il 52% e il 60% circa.