A San Vittore i detenuti «cantano» per i pm

C’è chi per essere al concerto voleva restare «dentro». Nella sezione anche corsi di teatro, editoria e legalità

Pur non di mancare all’esibizione era pronto a rinunciare alla libertà. Lo aveva detto in giro a chiare lettere, Luigi. Poi a sorpresa la scarcerazione e lui subito al bar fuori, a salutare la sua professoressa: «Grazie, grazie di cuore...». La docente se lo ricorda bene «quel bravo ragazzo che faceva teatro», ed è commossa. Era la sua insegnante di canto, perché è la prof di tanti come lui, come era lui «dentro». A scontare una pena.
Cronache da San Vittore, cronache dal carcere. Questa volta niente disgrazie, nessuna polemica o matassa politica da dipanare. Questa volta protagonista è la musica. Anzi, un gruppo vocale e la sua piccola grande storia: è il coro amatoriale del reparto «La Nave». Domani alle 10 del mattino si esibirà nel penitenziario per il saggio finale, davanti a un pubblico di magistrati, avvocati, dirigenti e personale dell’istituto. Sul palco una trentina di voci, musicalmente preparate da Maria Teresa Tramontin, mezzosoprano del Coro sinfonico di Milano, dal pianista Pietro Cavedon e dal violinista Carlo De Martini. Diversi i brani, da «Yesterday» dei Beatles a «The Sound of silence» di Paul Simon, passando per «Adiemus». Ma quello che appassiona di più i cantanti è «Hallo Django». Un progetto firmato dalla Verdi, sponsorizzato Telecom e accolto da tempo con grande favore dai vertici del penitenziario. «Farli cominciare a cantare a volte è un’impresa - racconta la Tramontin - ma tutti si impegnano molto e alla fine i risultati ci sono, e sono buoni». Si lavora duro in «classe», 30 lezioni da marzo. Turnover a parte, qualche imprevisto ovviamente è capitato: qualcuno si è perso per strada, ed è anche successo che l’indulto per la gioia dei beneficiari abbia decimato il coro. Ma in genere chi inizia non molla, si appassiona, «bigia» solo se deve andare al processo, a colloquio con l’avvocato oppure in laboratorio. E i cantanti? Di tutte le età. Si va dai ragazzi appena arrivati dal Beccaria ai settantenni.
«C’è grande rispetto e lavorare con loro dà molto - dice la professoressa -. Per loro questa attività è un toccasana e in qualche modo possiamo parlare di training autogeno, di musicoterapia...». Risveglia interessi, magari non solo per sé. «È capitato che qualcuno mi abbia chiesto metodi per iniziare a studiare o domandato informazioni su dove mandare i figli a lezione di piano...», interviene il pianista Cavedon.
Beninteso: le attività, parecchie e di diverso genere, a San Vittore non sono certo una novità. «Abbiamo fatto e facciamo iniziative legate alla musica, che è un aspetto importante nella vita dei detenuti; dai concerti ai corsi di strumento...- commenta la direttrice Gloria Manzelli -. E questo concerto, alla “Nave”, è ancor più significativo perché avviene proprio nell’anniversario della fondazione del reparto». La sezione guidata da Rossana Giove, responsabile dell’intero servizio, e da Graziella Bertelli, attraverso l’Asl segue i detenuti-tossicodipendenti. Insieme alle cure mediche anche laboratori di teatro, editoria (si fa un giornale) e lezioni di educazione alla legalità. I corsi sono tenuti dall’ex magistrato Gherardo Colombo.