SAN VITTORE

Tutte le mattine alle 6.30. Da anni, l’appuntamento era sempre alla stessa ora. Rigoroso come l’alternarsi del giorno e la notte. Rassicurante, come solo le abitudini tra amici possono diventare. «Aspettavo la sua chiamata, quindi iniziavamo un’ora di preghiera, insieme». Fatica a trattenere le lacrime don Giulio Giacometti. Si commuove, quando ricorda «il mio Pierino». Si emoziona, quando ripensa al loro primo incontro.
È morto il 15 luglio scorso don Piero Sessa, «si è spento a soli 74 anni, senza agonia né rantoli, mantenendo sempre gran lucidità». Era vicario parrocchiale a San Nazaro, nel centro di Milano, a due passi dall’Università degli Studi, «la sede di quel sapere che lui ha sempre continuato a ricercare, nonostante gli stessi professori si inchinassero davanti alla sua, di conoscenza».
Collegio San Carlo, 1949. Poco dopo aver conosciuto il giovane Piero, Don Giacometti ne divenne il padre spirituale. Un giorno, terminata la terza liceo, andò da lui e gli disse: «I miei amici dicono che devo fare il prete». La risposta: «Vox populi, vox dei». Poco dopo era in partenza per Roma, dove trascorse tre anni a studiare teologia dogmatica e spirituale. E poi, «tornato a Milano si laureò in filosofia alla Cattolica, perché fin da giovane aveva un raffinato gusto per la ricerca della verità». Hanno provato a convincerlo ad insegnare, «ma lui glissava sempre: era immerso tutto in Dio, lavorava di continuo». Dal suo studio alla parrocchia, «tutti i fedeli gli volevano molto bene». La prova? «Dopo la sua morte è sorto un movimento spontaneo per chiederne la santità eroica». Un fedele dopo l’altro, «vengono da me e mi raccontano del loro rapporto con don Piero, di quanto fossero legati a lui, del suo modo speciale di riuscire sempre a stargli vicino». E ancora, «dopo aver celebrato il suo funerale, sua Eccellenza Monsignr Viganò mi disse che aveva avuto la sensazione di aver celebrato una beatificazione».
Si intitola Fiamma il suo primo scritto. «È un manuale di preghiera con introduzione e commenti storici-liturgici per il collegio San Carlo». Da allora, ne ha pubblicati un centinaio, l’ultimo nel 2008 - «La singolarità di Gesù Cristo, il Messia profetizzato» - scritto a quattro mani proprio con don Giacometti. «È stato un grande teologo, completamente in linea con Papa Benedetto XVI». E proprio a lui è indirizzata una delle tre lettere che don Sessa ha dettato la sera prima di morire. «Poi, verso mezzanotte, si è raccolto in una preghiera ferventissima, fino alle cinque. Quindi è spirato, senza soffrire».
Anche quella mattina Don Giacometti aspettava la solita chiamata delle 6.30, ma quando ha visto che tardava, «ho capito di aver perso il mio Pierino».