La sanatoria per gli «okkupanti» non piace a Action e agli inquilini

Il presidente dell’Ater di Roma, Luca Petrucci, l’aveva definita «una norma di equità, che riguarda solo chi è ai limiti del reddito», e come aveva aggiunto l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Bruno Astorre, non può accedere ai prezzi degli alloggi del libero mercato. Peccato che sulla sanatoria della discordia, su quella «leggina» contenuta nella Finanziaria regionale 2007 che regolarizza chi ha occupato abusivamente alloggi popolari entro il 20 novembre 2006, i primi a non pensarla così siano proprio le associazioni degli inquilini nonché i movimenti di lotta per la casa Action e Asia.
Questi ultimi hanno definito senza mezzi termini il provvedimento «una bufala», perché il limite di reddito stabilito (13mila euro) di fatto «taglierebbe fuori migliaia di famiglie che avrebbero diritto a una casa popolare». Nel comunicato congiunto firmato dalle due associazioni si legge inoltre che «ci era stato presentato un provvedimento che condizionava la regolarizzazione delle famiglie senza titolo al non superamento del reddito di decadenza, così come è giusto e come avvenuto in altre sanatorie». Un criterio per cui al tetto dei 13mila euro andrebbe sommato il 75 per cento del reddito stesso, innalzando così automaticamente la soglia. La risposta della Regione? Già nei giorni scorsi il presidente della commissione Casa, Giovanni Carapella (Ds), non aveva escluso l’estensione del provvedimento - già nell’assestamento di bilancio estivo - anche a chi supera il reddito d’entrata: l’ipotesi attualmente in campo è quella di alzare il limite a 20mila euro. Sì alla trattativa con Action e i protagonisti delle «okkupazioni» quindi, come già successo del resto al momento di decidere i requisiti per poter accedere alla sanatoria: la data del 20 novembre, infatti, è il frutto di un compromesso con i movimenti di lotta per la casa, che avevano rifiutato la data del 20 giugno, che infatti si legge (seppur cancellata a penna) nella prima versione dell’emendamento.
Ma la protesta più clamorosa - e che tra l’altro conferma quest’ultima versione - è quella delle associazioni degli inquilini, che in una lettera indirizzata tra gli altri al presidente della Regione, Piero Marrazzo, Astorre e Petrucci, comunicano la decisione «di autosospendersi da ogni comitato e organo collegiale di rappresentanza nei quali risultino presenti a qualunque titolo (comitati Ater di Roma, Provincia e Regione)» chiedendo la convocazione di un tavolo interistituzionale. Al centro della scelta di salire sull’Aventino ancora i termini della sanatoria, stabiliti - secondo le suddette organizzazioni - senza che nessuno li abbia consultati preventivamente. Le organizzazioni, si legge ancora nella missiva, si «erano assunte la responsabilità di far conoscere le proprie proposte su tutta la situazione dell’edilizia residenziale pubblica regionale. Tali considerazioni non solo sono state ignorate, ma si è dato corso a un provvedimento che a nostro parere può presentare problemi di legittimità. Tutto ciò mentre ai tavoli regionali e del Comune erano in corso seri tentavi di arrivare a sottoscrivere protocolli d’intesa sui temi riguardanti l’Erp». Quindi la stoccata ad Action: «Apprendiamo infine da esplicite notizie di stampa che la stessa incommentabile e già famigerata data del 20/11/2006 sia scaturita da accordi dell’ultimo momento che fanno dell’abusivismo la propria parola d’ordine. Appare quindi chiaro come tale situazione non ci consenta di continuare a essere presenti negli organi dei comitati sopra citati, se non venga preventivamente chiarito se la scelta di premiare l’illegalità, l’irresponsabilità e la demagogia debba essere ritenuta la linea politica ispiratrice di ogni provvedimento riguardante i problemi dell’abitare a Roma e nel Lazio».