Sandi chiede di oscurare siti fuorilegge

Filippo Grassia

Giorgio Sandi, amministratore delegato di Sisal con l’hobby delle moto, purché siano Harley Davidson, punta su un nuovo modello culturale delle scommesse per migliorare il mercato italiano: «Ma sarebbe sbagliato copiare ciò che succede in altri Paesi senza capire le peculiarità tipiche del nostro territorio. In Inghilterra, dove la scommessa rientra nel costume della gente, non esiste la concorrenza del Lotto che da solo in Italia vale oltre il 50% del settore».
Qual è, allora, la sua ricetta?
«Fermo restando che i Monopoli di Stato, guidati da Tino, hanno compiuto un eccellente lavoro, bisogna effettuare un ulteriore passo avanti per ristrutturare il sistema che parte dalle esigenze del mercato e dei giocatori per poi arrivare al gettito erariale. Non sono in grado di dettare una ricetta, ma di dare qualche suggerimento sì. Mi piacerebbe, per esempio, che i nuovi provvedimenti riducessero l’imposizione fiscale».
Come potrebbe cambiare la tassazione sulle puntate?
«Prenderei spunto dalla legge inglese che da quasi un anno tassa solo la redditività delle agenzie, o punti di raccolta che dir si voglia, senza prelievi fissi sulle puntate. I ritorni sono interessanti perché i bookmaker, quasi tutti raccolti in grandi gruppi, possono offrire quote più alte del normale e correre maggiori rischi. Su questo argomento so che l’attenzione dell’Aams è molto alta».
Come si pone l’ad di Sisal sul discorso delle concessioni?
«Sui grandi giochi, come il Lotto e SuperEnalotto, è bene che lo Stato non receda dal sistema delle concessioni in uso anche in Germania e Gran Bretagna. Quanto al resto, penso che sia ora di passare al sistema autorizzativo e di concedere anche ai totoricevitori la possibilità di offrire scommesse a quota fissa».
Ma il totoricevitore, abituato da sempre a un interessante aggio, se la sentirà di rischiare in proprio?
«È vera solo in parte questa considerazione, basti pensare alle carature che diventano un costo per il ricevitore quando restano per così dire invendute. Penso a scommesse semplici su grandi eventi facilmente disponibili. Chi vuole confrontarsi con un’offerta più ampia, continuerà a rivolgersi alle agenzie specializzate dove troverà un altro genere di offerte e di servizi. La differenza la farà il giocatore, non il legislatore».
Il Totocalcio ha un futuro?
«A medio termine vedo la trasformazione del concorso in una serie di combinazioni legate, cioè in una evoluzione di Big Match che ha riscosso immediatamente un grande successo».
E’ sempre dietro l’angolo la regolamentazione sul gioco telematico. Intanto molti italiani giocano su siti stranieri dove trovano una gamma molto ampia di offerte. È un flusso enorme di denaro che sfugge proprio all’erario.
«I punti da sottolineare sono di due tipi. Il primo è legato alla rigidità del palinsesto che penalizza oggettivamente i bookmaker italiani. Il secondo è di natura politica, cosa ci vuole a oscurare i siti fuorilegge come avviene con quelli di contenuto pedofilo o terroristico?».
E gli europeisti ci accusano di protezionismo...
«...come se in Olanda, Francia, Germania e Gran Bretagna le leggi fossero meno rigide».