Sandi: la rete esistente va sfruttata

L’ad di Sisal: «A Fieracavalli l’annuncio della riforma della Tris»

Filippo Grassia

«Ho letto con molto interesse le considerazioni e i suggerimenti di Maurizio Ughi, presidente di Snai, pubblicati su Il Giornale della scorsa settimana, per incrementare la raccolta oltre la soglia dei 2.150 milioni e portare al 6,6% la tassazione delle scommesse con più di 3 eventi. Ma ritengo che l’idea dei punti remoti da assegnare ai concessionari non sia più attuale». Chi parla è Giorgio Sandi, amministratore delegato di Sisal.
La proposta di Ughi punta a creare delle agenzie in molti comuni scoperti...
«È proprio questo il nodo. Il sistema non ha bisogno dei punti remoti perché può avvalersi di una rete di vendita già esistente, capillare, articolata, aperta da mattino a sera, unica al mondo per estensione e qualità. Una rete di oltre 20mila punti che, da più di mezzo secolo, ha svolto una efficace opera di sostegno e sviluppo al gioco nel nostro paese. È la struttura sulla quale dovremmo scatenare tutti i prodotti, comprese le scommesse a quota fissa e il relativo gioco telematico».
E la questione della territo-rialità?
«Finita. L’Amministrazione dello Stato ha cancellato questo concetto quando ha permesso a Totosì di portare avanti il gioco telematico in tutta Italia pur avendo una sola agenzia sul territorio. Un’apertura importante. Ne stanno approfittando i bookmaker stranieri per mettersi in regola con la nostra legislazione».
E i totem di cui parla la Finanziaria?
«Ci sono già, sparsi in ogni comune della penisola. Quale rete migliore può esserci di quella esistente che è in grado di sviluppare la più ampia offerta di giochi?».
Quindi lei ritiene che gli attuali ricevitori possano soddisfare le esigenze di chi scommette a quota fissa?
«Molti, non tutti, sicuramente quelli che hanno locali adatti o intendono averne per rispondere a certi requisiti. Non farei neanche distinzione fra puntate semplici e complesse. La grande rete venderà scommesse singole, triple, al massimo quadruple. Ai concessionari resterà sempre il gioco più articolato e di nicchia, ad esempio quello sui campionati stranieri. Il momento è storicamente adatto a questa trasformazione perché il conto economico, con il rischio annesso, non competerà ai concessionari ma ai provider. Sotto questo aspetto Match Point ha aperto la strada, imboccato ora anche da Snai».
Le schedine tradizionali sono destinate a lasciare il passo alle scommesse?
«Neanche per idea. La scommessa a quota fissa permette al giocatore di decidere su cosa puntare, logica tipicamente inglese. La schedina, con il programma già predefinito, si lega maggiormente alla tradizione popolare italiana. Totocalcio e Totogol hanno un futuro, basta indovinarne la formula. Lo si è visto recentemente con le modifiche che hanno caratterizzato il lancio fortunato del gioco de Il 9».
Sta cambiando anche la Tris mentre il Totip è fermo al palo.
«In occasione di Fieracavalli, il 7 novembre, si avrà l’annuncio ufficiale di un cambiamento che non vuol dire solo Quartè e Quintè. Nell’ambito della Tris si potrà giocare anche vincitore e accoppiata. Quanto al Totip, penso che ci sia ancora spazio per una schedina che si porta appresso un brand storico. Il Totip potrebbe far rivivere la trasformazione dell’Enalotto in SuperEnalotto».