Sandokan, l’eroe del sud che combatte la camorra

Dal romanzo di Balestrini, musica di D’Argenzio (Avion Travel)

Essere testimoni consapevoli di un dramma: vedere la propria terra violata e dominata dalla camorra. E senza arrendersi, rincorrere l'ideale di una vita onesta. Infine, pagare il prezzo della scelta con la fuga verso un posto sconosciuto: il Nord delle opportunità contrapposto al Sud strozzato da corruzione e violenza. Il senso del romanzo di Nanni Balestrini Sandokan (Einaudi, 2004) trasmigra dalle pagine alla scena, al teatro Out Off, con l'interpretazione di Antonio Catania e la regia di Nello Correale. Un monologo accompagnato dalle musiche eseguite dal vivo da Beppe D'Argenzio (Avion Travel).
«Il protagonista di Sandokan è un ragazzo del Casertano che non accetta di piegarsi alle logiche della pseudocultura mafiosa - spiega Balestrini-. Una storia per certi versi esemplare e specchio di un male che, evidentemente, non è solo del sud ma dell'Italia intera». Archetipo che nell'adattamento teatrale si risolve in un «racconto al di fuori del tempo costruito grazie a una selezioni di brani del romanzo. In quest'opera di selezione è da ammirare il lavoro di Catania e Correale» riconosce Balestrini. Tornando ai contenuti, il tema del viaggio e della fuga come forma di ribellione al giogo della camorra sembra quasi allontanare la speranza di un domani migliore per quelle terre martoriate. «Temo che il gesto, per quanto coraggioso, di un singolo individuo non basti a debellare il fenomeno della criminalità organizzata - ammette l'autore -. Piuttosto bisogna sradicare le collusioni della camorra col potere politico ed economico, che ne hanno fatto un impero di portata internazionale. Del resto, noi facciamo teatro, non diamo ricette. L'importante è che la gente prenda parte alla riflessione». Catania ha accettato in prima persona la scommessa, affrontando un ruolo così insolito rispetto alle passate apparizioni nella commedia del grande schermo (con Verdone, Venier, Salvatores). «Sarà perché sono siciliano - racconta l'attore - mi è subito piaciuto immedesimarmi nel personaggio, che dal sud si rifugia al nord per seguire i valori in cui crede. Proprio come ho fatto io 40 anni fa, quando sono arrivato a Milano per frequentare l'università e la scuola d'arte drammatica Paolo Grassi». Uno straniero come condizione dell'anima, dunque, in nome dell'onestà. Ma cosa comporta, oggi, vivere da persone oneste? «Rischiare di essere considerati dei deboli - risponde Catania - È una virtù ormai in via d'estinzione. Dobbiamo lavorare tutti, come il mio personaggio sul palcoscenico, per manifestarla nel quotidiano». Sandokan
teatro Out Off
fino al 25 marzo