Sandri, parla il fratello: "Non infangate Gabriele". Gli inquirenti: sassi in tasca

La famiglia (<em>nalla foto il fratello e il padre</em>) del tifoso ucciso non vuole strumentalizzazioni: &quot;Questa vicenda non ha nulla a che vedere con il calcio,
gli ultras e il tifo violento. La diffida a Gabriele? Fu archiviata&quot;

Roma - "Non infangate il nome di Gabriele". È l’appello che Cristiano Sandri, il fratello del 26enne tifoso laziale ucciso domenica scorsa da un poliziotto in un autogrill ad Arezzo, ha rivolto ai media riunita in una conferenza stampa. "Non strumentalizzate la vicenda perché niente può cambiare quello che è avvenuto: e cioè che un poliziotto ha assassinato un uomo innocente, mio fratello - ha avvertito il fratello di Gabriele -. Non mi stancherò mai di ripetere che questa vicenda non ha nulla a che vedere con il calcio, gli ultras e il tifo violento - ha affermato Cristiano Sandri -. Quello che è accaduto è che un agente di polizia, tutore dell’ordine, si è sentito in diritto di tirare fuori dalla fondina la pistola e di sparare contro l’auto due proiettili uno dei quali ha raggiunto il collo di mio fratello. Che è stato assassinato, ammazzato". Da qui l’appello di Cristiano: "Non accetto strumentalizzazioni secondo le quali si vuole lasciare intendere che mio fratello fosse legato in qualche modo alla tifoseria. Non vogliamo incrementare altra confusione su quello che sarà un aspetto prettamente processuale. Ma vi prego - ha ribadito- non infangate il nome di mio fratello".

Una difesa serrata quella che il fratello di Gabriele e gli avvocati fanno nel corso di tutta la conferenza. "Mio fratello era una persona per bene, e specchiata". A modo di vedere del fratello del tifoso laziale ucciso "le strumentalizzazioni sono state fatte anche a livello di istituzioni". In ogni caso Cristiano Sandri tiene a precisare che la morte del fratello non dovrà essere usata dai tifosi come occasione per fare violenze. "Questo tipo di violenze - ha detto in proposito - sono inammissibili".

Gabriele fu diffidato Sandri "fu diffidato per due mesi ma poi la questione fu archiviata". Lo ha chiarito il fratello. La diffida "arrivò nel 2002 ma il pm  ha ritenuto di archiviare e il gip ha archiviato il procedimento".

L'avvocato: "Il questore ha mentito" "Il questore di Arezzo ha mentito davanti alle telecamere sapendo di mentire: ha detto bugie gravissime su questa vicenda". Lo ha affermato l’avvocato della famiglia Sandri, Michele Monaco. Il legale della famiglia Sandri esprime un duro giudizio sulle informazioni date dal questore nel corso di quella concitata giornata di domenica fino alla conferenza stampa convocata nel pomeriggio. "Ha detto bugie gravissime", ha sottolineato Monaco.

Due pietre in tasca a Gabriele Sarebbero due sassi, e non delle microformazioni calcaree come dichiarato dal legale di famiglia, quelli trovati nei pantaloni di Gabriele. In particolare, a quanto si apprende negli ambienti giudiziari, gli inquirenti avrebbero repertato due pietre e stabilito le misure: una è delle dimensioni di 8X6 cm e 3 centimetri di spessore, e l’altra di 4X4cm e 3 centimetri di spessore. In pratica, fanno notare gli inquirenti, sarebbero dei sassi atti ad offendere, come confermato anche in sede giudiziaria.

Il legale dei Sandri: "Solo formazioni calcaree" "Non sono stati trovati sassi, poi ci possono essere sassi di 1 millimetro e sassi di 10 centimetri, qui non parliamo di sassi in termini offensivi ma di micro formazioni calcaree". Così ha replicato l’avvocato della famiglia Sandri.